Giubileo per Sant’Oronzo (aggiornato)

1 pagina, eventi, notizie
reliquia S Oronzo - costola

teca contenente una tibia di Sant’Oronzo di Lecce

Papa Francesco ha concesso l’indulgenza plenaria e la possibilità di celebrare il giubileo oronziano in memoria dei 1950 anni dal martirio di Sant’Oronzo, patrono di Turi, oltre Lecce, Ostuni, Botrugno ed altre città leccesi, che ogni anno celebrano il martire dal 25 giorno della sua decapitazione al 28 agosto

L’anno giubilare ha avuto inizio ufficialmente il 3 dicembre con un pellegrinaggio dalla Chiesa madre sino alla grotta, ove oggi sorge una chiesa che noi turesi chiamiamo «cappellone».

L’anno giubilare oronziano si concluderà il 28 ottobre 2018. Sono stati organizzati una serie di eventi fino ad tale data, con convegni, dibattiti e celebrazioni religiose con presenze assai significative.

Nel 2018 saranno, dunque, 1950 anni dal martirio di Sant’Oronzo, avvenuto a Lecce il 26 agosto del 68 dopo Cristo mediante decapitazione. Il Santo, dunque, è uno dei primi martiri della chiesa cattolica. Nei documenti storici in possesso dell’arciprete don Giovanni Amodio si ripercorre l’intero cammino di vita spirituale del Santo e le vicende che hanno caratterizzato i secoli seguenti. Secondo una testimonianza del vescovo di Vico Equense, Paolo Regio, risalente al 1592, tutto ha inizio quando l’apostolo Paolo da Corinto invia Giusto sul litorale leccese per la predicazione. Un giovane di famiglia patrizia, Oronzo, si converte e viene battezzato da Giusto. Da quel momento, la vita di Oronzo si trasforma e diventa un predicatore cristiano che riesce a convertire altre persone. Oronzo viene nominato vescovo di Lecce. Tuttavia, perseguitato dall’impero romano, è costretto a trovare rifugio in una grotta immersa in una fitta boscaglia proprio a Turi. In quella grotta predica ed amministra l’Eucaristia negli anni della persecuzione. All’alba del 26 agosto del 68, Giusto e Oronzo sono decapitati dai soldati romani dell’imperatore Nerone.
Nel capoluogo salentino sono sorte due chiese dedicate a San Giusto e Sant’Oronzo.

Trascorrono i secoli. Tra i miracoli che i cristiani ricordano, c’è quello di avere interrotto una terribile siccità nel 1627, proprio il giorno della sua morte, il 26 agosto. Nel 1726, a Turi un religioso, Frà Tommaso da Carbonara, ha la visione del Santo, proprio nella sacra grotta turese, lungo la via per Rutigliano. Il Santo gli ordina di trasformare quel luogo nella sua casa, portando una croce. Da allora, ogni anno la sera del 25 agosto ci si reca in processione alla grotta e in quel luogo è stata eretta una chiesa.

L’ubicazione delle reliquie di Sant’Oronzo, per tanti secoli, è stata avvolta da un alone di mistero. Sono state avanzate molteplici ipotesi dagli agiografi e storici del santo vescovo martire, che si sono succeduti via via nel tempo. L’ ipotesi la più accreditata era di Mons. Protopapa che scrive: «Il culto di Sant’Oronzo è vivissimo fin dall’alto Medio Evo nella Dalmazia» ed a Zara si conserva il capo di Sant’Oronzo.
Mons. Protopapa aggiunge: «Nel 1091 Sergio, giudice di Zara, fa eseguire una cassetta d’argento, adorna di figure, vi ripone il capo del santo e la dona alla chiesa Cattedrale di S. Anastasia» e tuttora fa parte del tesoro di quella stessa Cattedrale.

Ma…..una scoperta ci ha portato un’immagine di Sant’Oronzo nuova di zecca: la prima ufficiale di cui possiamo disporre.  Altre sorprese potrebbero arrivare dalle analisi, scientifiche ed ecclesiastiche, cui potrebbero essere sottoposte le reliquie di Nona, che è arrivata a Turi, con trasporto eccezionale via terra scortato prima dalla Polizia, poi dalla Benemerita, e che verranno accolte nella Grotta di Sant’Oronzo e poi portate in processione fino alla chiesa matrice di Turi, dove rimarranno fino al 27 agosto.

Una storia che parte da Turi, in provincia di Bari, approda a Zara, città della Croazia, e torna a Turi, dove arriva una reliquia, una tibia,  di Sant’Oronzo, contenuta in un cofanetto ligneo.
Una delegazione di Turi, tra cui l’arciprete Giovanni Amodio, il prof. Aldo Buonaccino, il carabiniere Stefano De Carolis, portatasi a Zara, è tornata in Italia, con molti dubbi al riguardo:
una scoperta archeologica e agiografica rimescola le carte su quanto conosciuto in materia, puntualizzando come Sant’Oronzo patrono di Lecce sia esistito davvero e che forse proprio la distruzione di Lecce, nel 1150, ad opera di Guglielmo il Malo avrebbe causato la “fuga” delle reliquie del Santo verso luoghi più sicuri..

Comunque il cranio conservato in una teca nella chiesa di San Anastasia a Zara non è del Vescovo di Lecce ma di un Oronzo martirizzato a Valenza assieme a Vincenzo e Vittore ; una tibia conservata in un cofanetto in legno ( integro dall’origine rivestito di lamine d’argento dorato di cm. 9,5 x 42 x 8,5) presso la chiesa di S. Anselmo a Nin, a 15 Km da Zara, è stato portata a Turi l’11 agosto ed stata posta a venerazione dei fedeli e portata in processione di gala a mezzogiorno del 26; questa reliquia salvo smentita deve appartenere al vescovo leccese, nostro copatrono.

Il prof. Osvaldo Buonaccino per rendere utilità al dibattito storico e alla conoscenza delle nostre radici più profonde in occasione del Giubileo Oronziano, ha ripubblicato il saggio del 2007, aggiornato con nuove ipotesi e contributi, come quello di Donato Labate, sul pavimento in maiolica della Grotta di Turi; della medievista Mariapia Branchi, sul reliquiario di Zara; e con l’intervento del prof. Giorgio Otranto, fatto in occasione della presentazione del primo saggio.

per alcune immagini della festa di Sant’Oronzo clicca sopra

No Comments

PARETONI E SPECCHIE: segni del passato

1 pagina

segni di confine

Muri, con pietre grezze che si pongono le stesse in modo da farne coincidere il più possibile i contorni, delimitano le nostre vie e tratturi di campagna.

Questo tipo di muro a secco  domina nel paesaggio agrario della Puglia, sempre per le delimitazioni delle proprietà.

Nella prima età del Ferro si svilupparono a Turi, zona Monteferraro e Lama Rossa,  piccoli villaggi di capanne che, a seguito di una crescita demografica, avvenuta tra il VII-VI secolo a.C., cominciarono ad evolversi in un grande abitato peuceta, circondato da diverse cerchie murarie,  che racchiudeva un’acropoli, dove erano ubicati gli edifici pubblici e di culto e dove risiedeva l’aristocrazia locale, e  un abitato vero e proprio, dove risiedeva gran parte della popolazione

L’abitato peuceta a Turi è stato identificato  nella periferia del paese, direzione sud-est, via Putignano,  via Vecchia Castellana e via La Quacquera , dove ancora oggi, fino a quando le ruspe e le nuove costruzioni ne cancelleranno le tracce, si può vedere un paretone che segue il confine con l’ex mulino Zaccheo.

 I  paretoni” sono costruzioni fatte con prodotti litici sottratti al terreno da coltivare e segnano il confine delle proprietà; nell’antichità aveva una funzione delimitativa di un’area particolare e anche difensiva.

Le “specchie”, ai margini del campo, sono”ossa” cavati dalla terra, rosario quotidiano di fatiche secolari;  nell’antichità, si pensa, abbiano  avuto funzione di monumenti funerari o  vedette militari perché offrivano, in una pianura, una posizione superiore per scrutare l’orizzonte.

Ora, ruspe e macinapietre polverizzano questi manufatti in poco tempo, cancellando ogni traccia del passato; tocca al cultore conservare la storia di tutti, invitando tutti a preservare i segni del passato comune.

La Regione Puglia con bandi di concorso ha contribuito per salvaguardare e migliorare il paesaggio agrario e conservare elementi naturali e seminaturali  quali i muretti a secco,  elementi in grado di filtrare, tamponare e conservare le qualità dell’ambiente e, più nel dettaglio, a salvaguardare l’attività degli organismi vegetali e animali che vivono negli agroecosistemi dei muretti a secco, in quanto ‘aree rifugio’ per i nemici naturali dei parassiti delle colture.
Per tale obiettivo ha sostenuto le spese per il rifacimento dei muretti a secco, effettuati da imprenditori agricoli.

 

No Comments

Passeggiata a cavallo – festa di Primavera

eventi, notizie

Ieri, una giornata spendida ha fatto da cornice all’evento organizzato dall’Associazione “Mule del Carro di S. Oronzo”, che ha radunato, a piazza Dalfino in Turi, moltissima gente per ammirare carrozze, calessi, carri  e traini, carichi di passeggeri grandi e piccini.  Veicoli di un tempo della memoria trainati da splendidi cavalli, molti murgesi, da pony e da mule, quelle dell’Associazione. Una trentina di cavalieri piroettando tra la folla e i carri assiepati hanno attirato l’attenzione dei presenti. Alle 11 circa, dopo la benedizione di rito dell’Arciprete don Giovanni Amodio, si è formata una lunga  carovana che, dopo aver toccato il paese, si è infilata in via vecchia Rutigliano ed inoltrata poi nel territorio imbiancato dai ciliegi in fiore.  Una fiumana di ciclisti seguiva la processione davanti ai mezzi di soccorso. La passeggiata si è conclusa sullo spiazzo della Masseria Musacco dove, ad attendere trainieri cavalieri ed ospiti, erano pronti fornelli, giostrai e musica live. Una giornata all’insegna della agognata Primavera.

Musica live di Frank Paradise

per una slide clicca sopra

 

No Comments

VENDESI Appartamento in centralissima via Gramsci

1 pagina

 

VENDO a TURI

clicca sopra per foto

Appartamento di mq 114 al 2^ piano anno di una costruzione 1990, è in buone condizioni; fa parte di un condominio di 9 appartamenti su tre piani; è situato tra la centralissima via Gramsci e via Casamassima; gode di spazio pubblico e tranquillità; è vicinissimo a negozi di ogni genere, bar, coiffeur e stazione ferroviaria.

l’appartamento, di classe D, è dotato di doppi servizi, fragassè, riscaldamento indipendente,  garage  di mq 28 e  balconi (mq 30)  lato Est;  è libero e  pronto alla consegna. Prezzo conveniente.

(mappa)          clicca quì per foto appartamento

TELEFONO      tel. 333 63 78 432      080  8915765

No Comments

proverbi turesi

1 pagina

Ce uè sapè la vèretè

dé file du m’mbrièche à da sapé

Se vuoi sapere la verità

dai figli dell’ubriaco hai da saperla


Sande Necole

iè amande di frastiere

San Nicola

è amante dei forestieri


la carna triste nan la vole

né u diavele né Criste

la carne triste (la gente malvagia) non la vuole

né il diavolo né Cristo


i consiglie cà

nan se paghene

nan se sèntene

i consigli che non si pagano

non si ascoltano


i palumme s’accocchiene ‘n giele

i fiesse sobba la terra

i colombi si uniscono in cielo

i fessi sulla terra


fèmmene e megghiere

lèvene i pensiere

donne e mogli

tolgono i pensieri


Passáte u sande

passáte la fèste!

Visto il Santo

la festa è finita

No Comments
« Older Posts