un carretto siciliano a Turi

notizie
raffaele-e-il-carretto

clicca sulla foto per altre immagini

Raffaele Valentini è un esteta: ama il teatro, le cose belle, i cavalli, le auto, le sciarrette ed altro…; noto anche al pubblico dei media per aver presentato la città di Turi alla trasmissione televisiva” Mezzogiorno in famiglia “, si compiace di mostrarmi un capolavoro di un’arte in estinzione: un carretto siciliano, realizzato ad Aci Trezza,  che, in giro per la Sicilia a Catania, ebbe modo di acquistare e che da più di 10 anni lo  mostra in varie occasioni.

Nel 2006 in un tour dell’isola  con mia moglie e mio padre novantenne, incontrai per la prima volta un carretto sulla strada che porta ad Agrigento, verso la valle dei templi.

Riporto  una ricerca fatta in internet degli aspetti essenziali un tale oggetto da collezione:

Il carretto siciliano è sicuramente tra gli elementi che connotano la cultura dell’isola; è un mezzo di trasporto che accomuna alla funzionalità del trasporto una trasmissione del sapere quasi enciclopedica; infatti, nell’ottocento ha rappresentato un vero e proprio libro dove di volta in volta sono raffigurati episodi storico – letterari, epico – cavallereschi e religiosi.

Con il passare degli anni, il carretto, ha assunto un valore emblematico folkloristico che è quello diffuso dalle pubblicazioni turistiche, sopravvivenze di un mondo scomparso, diffondenti informazioni superficiali. Nel XIX secolo, la condizione stradale, notevolmente migliorata, portò ad un perfezionamento strutturale e a una evoluzione in funzione di ciò che trasportava.

Tre sono le tipologie dei carretti (in base al trasporto effettuato) “U Tiralloru” con laterali bassi e rettangolari, era utilizzato per trasportare la terra; “U Furmintaru” con laterali rettangolari più grandi era utilizzato per trasportare frumento; “U Vinaloru” con le fiancate trapezoidali e le tavole inclinate, utilizzato per trasportare il vino.

Moltissimi gli elementi che differenziano il carro per aree di provenienza, soprattutto la ruota la cui costruzione richiede esperienza particolare, competenza e collaborazione; il sapere che viene gelosamente custodito è tramandato da padre in figlio e ciò vale per fabbri, falegnami, scultori e pittori ovvero gli artigiani del carretto.

Tra gli elementi che differenziano il carro per aree di origine vi sono anche le rappresentazioni il repertorio, inizialmente trae spunto dalle raffigurazioni ornamentali dei mezzi di trasporto aristocratici, che si arricchiscono inoltre di differenti scuole: decoratori di carrozze, pittori di tavolette votive e pittori di vetro

La  pittura del carro si afferma perché assolve diverse funzioni: protettiva del legno, magico- religiosa antropica di allontanamento del male e del negativo, pubblicitaria per i carri che hanno funzione commerciale, per attirare gli acquirenti e di status symbol per dimostrare la ricchezza del proprietario.

La pittura assolve un carattere narrativo facendo proprio il repertorio della cultura egemone tratto dalle fonti letterarie o storiche riplasmato ed elaborato secondo codici personali accettati dalla comunità.

Le maestranze che partecipavano alla costruzione del carretto sono quattro:

· Scultore – esegue le sculture del caretto

· Firraru – realizza le parti in ferro presenti nel carretto

· Caratore – assembla tutte le parti che costituiscono il carretto

· Pitturi – realizza le pitture del carretto

·

tra gli scultori una menzione particolare spetta:

· Vito Giuffrida di Belpasso – CT

· Ignazio Russo detto “Palicchio” di Catania

· Rosario D’Agata di Viagrande – CT

· Alfio Pulvirenti

· Cav. Morabito di Belpasso – CT noto principalmente come mastro caratore

Mentre tra i pittori si ricordano

· Prof. Antonio Torrisi di Aci Sant’Antonio – CT

· Carmine Antonino di Belpasso – CT

· Prof. Vito Giuffrida di Paternò – CT

· Prof. Chinesi Fisichella di Catania

· Cav. Di Mauro di Aci Bonaccorsi – CT

· Antonio Zappalà di Aci Sant’Antonio –

· Domenico Zappalà detto “U Surdu”

Il carretto siciliano comparve nei primi anni dell’Ottocento e venne utilizzato come mezzo di trasporto dei prodotti agricoli. Ben presto si affermò in tutta l’isola soprattutto nel Palermitano e nel Catanese. Su questo mezzo si è sbizzarrita la fantasia artistica degli artigiani dell’isola, non solo per la parte tecnica costruttiva, ma principalmente per le decorazioni delle sue parti; il Palermitano è caratterizzato dal colore giallo-arancio e il Catanese dal colore rosso. La vivacità dei colori usati esprime maggiormente le figure riprodotte, che si riferiscono a scene sacre, familiari, cavalleresche, ad a episodi della storia romana, greca, medioevale, moderna e scene delle più note opere liriche. Se nei primi decenni di produzione le fiancate dei carretti erano scolpite e dipinte con soggetti sacri, successivamente il repertorio si arricchì di nuovi temi – grazie all’influenza dei cantastorie – che andavano in giro per la Sicilia narrando le gesta di cavalieri: Orlando, Rinaldo, Carlo Magno, i più valorosi paladini delle leggende cavalleresche sono tra i grandi protagonisti dell’arte siciliana essi vengono rappresentati in tutto e per tutto nelle pitture dei carrettieri. Ai Santi, quindi, si alternarono storie di paladini e scene della “Cavalleria Rusticana”, la novella che Giovanni Verga aveva dedicato alla figura del carrettiere. Nella provincia di Catania si distinsero diversi centri di produzione con maestri carradori che, nel tempo, affinarono le tecniche per elevare uno strumento di fatica umana ad opera d’arte. Nello scorso secolo quest’arte ebbe maggior sviluppo nell’acese, in particolare ad Aci Sant’Antonio, dove sorsero botteghe di fabbri e pittori per la produzione di carretti, tra queste, la bottega del Maestro Domenico Di Mauro definito dal Nobel Quasimodo “il Michelangelo dei carretti”. Oggi la produzione dei carretti, utilizzata esclusivamente a scopi folkloristici e museali, viene fatta rivivere nel paese di Belpasso, nella bottega del Mastro “scultore” Alfio Pulvirenti, e le fanno da supporto, il Maestro Cav. Domenico Morabito, il Mastro Carmelo Carciotto, unico realizzatore di “Coffe” (Reti in maglia di corda che vanno applicate sotto il carretto) e il giovane Carmelo Carciotto Junior che impara il mestiere degli unici Maestri corradori di Sicilia.

Fino alla fine degli anni ’60, ancora alta era la presenza del Carretto siciliano sulle strade dell’isola. Oggi incontrare un carretto, tirato da un cavallo o un mulo, per le vie della città o per le strade di campagna è diventato raro; tuttavia durante qualche festività a carattere folkloristico ne possiamo ammirare addobbati, dipinti con colori molto vivi e con lustre bardature montate sul cavallo. Più che di un carretto, si può parlare di una vera e propria opera d’arte, sempre più preziosa se si considera che gli artigiani (per l’età avanzata e per motivi di carattere socio-economico) si sono quasi tutti ritirati dalla loro attività e questo mestiere rischia di scomparire.

La costruzione di un Carretto è un’impresa faticosa e complessa e per realizzarlo ci vogliono alcuni mesi!
Il costo di un Carretto dipende dal tipo di lavorazione che l’acquirente richiede, si parte da un minimo
Di 3500 euro per un   massimo di 50 mila euro .

Tre sono i tipi di legno usati per la costruzione: Noce, Frassino, Faggio.
Gli attrezzi utilizzati per la sua costruzione sono circa 200; molti sono artigianali : scappelli – mezze lime raspe – lime – martelli – trapani – chiodi schiacciati- tornio – serra a nastro – pialla ecc…

Le scene che ornano le varie parti del carretto raccontano le storie più diverse:
Simboli e figure religiose, avventure di ogni tipo, dai paladini alle scene dei Crociati; della Cavalleria Rusticana, episodi tratti dalla storia siciliana o paesana con i suoi personaggi…

Ci sono principalmente due decorazioni. La prima da “carretto povero” a tinta unica con qualche decorazione negli scomparti dei laterali e la Seconda molto più diffusa da “carretto ricco” detto anche “patrunali” intagliato e dipinto in ogni sua parte, decorato e verniciato. I colori del Carretto non hanno mai mezzitoni e coprono tutte le superfici, giallo dorato, azzurro, rosso, verde, bianco e così via..

Le parti più belle e importanti, accuratamente intagliate di un Carretto sono:

la chiave “chiavi d’arreri” raffigurante scene cavalleresche, ma anche soggetti religiosi o di vita popolare.

Barruna “i barruna”, mioli di legno posti lateralmente a reggere i “masciddara”, anch’essi intagliati e che presentano in alto la “tistuzza” testa di paladino o di popolano.

Cascia di fuso compresa “a Suttana” scolpita in ferro battuto.

Ruote, capolavori , composti da 12 “ammozzi” sono i 24 raggi delle due ruote. Sui raggi delle ruote vengono intagliate piccole figure floreali o di donne ballerine, di teste di cavallo e teste umane. Nella parte interna del raggio si intagliano delle scanalature, 6 “curve”, che costituiscono le varie parti della circonferenza delle ruote; Miòli “mozzi”, due cilindri tra due cerchietti di ferro, incastrato in un tubo di ottone.
Cascia e Funnu di càscia, il cassone e il suo fondo; Mensuli, le mensole che collegano il fuso alla cassa;
Stanghe,2 aste; 3 Masciddàri, sponde laterali; Purtèddu, portello posteriore della cassa ; Tavulazzu d’avanti, Tavulazzu d’arrèri, Chiumazzeddi, tre robusti assi in legno che sorreggono la cassa, Controchiumazzeddi, due barre più sottili fissate sotto la “cascia” fra i “chiumazzeddi”; Barra di frenu, posta dietro il carretto viene azionata dal carrettiere mediante una catena.

Commenti disabilitati su un carretto siciliano a Turi