Beppe Coppi moderno carradore

personaggi in

 (prima parte)

Gli anni 60 con l’affermarsi di mezzi di trasporto meccanici vedono scomparire dalla circolazione i traini e le sciarrette, che vengono abbandonati , venduti o distrutti; oggi nell’era dell’auto (35 milioni in circolazione), si  recupera un patrimonio e ci si compiace di tornare nei week end  a muoversi con mezzi trasportati da cavalli o mule.

A Turi, da alcuni anni, è viva la passione nuova o ereditata per gli animali e per i mezzi tradizionali di trasporto;  sono nate  l’Associazione “Turesi a cavallo” e l’Ass. mule del carro di S. Oronzo”;

Giuseppe Coppi - metalmeccanico carradore

Giuseppe Coppi - metalmeccanico carradore

Progettavo molte volte di conoscerlo ed ora l’ho incontrato nel suo  mondo, un nuovo capannone in via vecchia Sammichele;  ideatore dell’Officina meccanica “Tecno Mec Sud”, Giuseppe, detto Beppe, classe ’77 nato il primo giorno del Toro, un giovane imponente come un corazziere,  dall’animo semplice di un ragazzo, fortemente volitivo  e determinato, lo trovo nella sua officina a sagomare, con movimenti lesti  e ritmici, un ferro prima e un pezzo di rovere dopo, per un traino che sta costruendo. Sono pronte sul cavalletto le due “sdanghe” di acero che accoglieranno il resto.

Diplomato presso  l’ Istituto Tecnico  “ Marconi” di Bari, si è subito impegnato in lavori di metallurgia in aiuto ad agricoltori per i loro mezzi agricoli, guadagnandosi  l’appellativo di “inventore”; da 12 anni Beppe si dedica anche al recupero di antichi mezzi di trasporto; ha iniziato con sostituire alcuni pezzi di un  traine” o di una “sciarrètte” e poi si è messo  a costruirne alcuni di sana pianta; nell’EXPO 2009 facevano bella vista nel suo stand oltre a pregevoli modellini, una sciarretta  ed un traino.

                Ho ora la l’occasione di seguire in parte la creazione di un traino, che si muoverà il 1 maggio per una passeggiata organizzata dall’Ass. Turesi a cavallo.

Per costruire un traino era necessario un paio di mesi; ora due settimane sono sufficienti, grazie ai strumenti elettro-meccanici a disposizione del carradore. Un tornio, una pressa, oltre ad altri utensili sono di grande aiuto a Beppe che li usa con maestria e precisione. 

Sono  trascorsi molti decenni, da quando i “ trainiere” , conduttori di traini, lavoravano “a vetture per conto di commercianti o vecchi costruttori e solo molto raramente lavoravano in proprio; talvolta il pagamento era “a giornata”; alcuni si radunavano presso la locanda  di De Carolis Francesco, Ciccielle  spreposte, commerciante di vino; Vito Grazio “Ciaffone”, ricorda Tommaso Di Venere, per vent’anni ha fatto la vettura da Turi a Bari e poi suo figlio “Antoniucce“,  fino a quando non arrivò il camione di Gino Ferrante, tra i “trainiere” c’erano “Peppine Gagliarde“, Peppine Susca, che andava alla giornata ad “Anzidde Anzidde”;  io mi ricordo dei fratelli  Spada, “bacchettone”,che abitavano giù alle scale vicino a Iannine Perfide, venditrice di tessuti in via Vincenzo Orlandi 42. Il vino veniva trasportato in botti di legno “caratiedde”.  “U traìne” trasportava le mandorle, olive, uva in  tini ovali lunghi e stretti e anche persone.

carro-a-polignano 1960

S. Vito a Polignano 1960

Beppe, ora  lascia la lima che arrotondava la “manecèdette du palascione” e mi concede il  suo tempo per descrivermi le parti del carro: sdanche, lozze, scocchele, staffone, la grappe, i rèsce, la corona, la martelline, i sbranche de fierre, u barelotte,  la valanzone, u ciucce sono suoni che danno timbro ai pezzi citati.   Beppe torna alla sua “creatura” ed io mi congedo da lui e da Vito suo collaboratore, promettendo di tornare di nuovo per continuare un discorso appena cominciato.

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