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Vespasiano servizio pubblico a pagamento?

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bagni pubblici  Alcuni frequentatori della villa comunale si lamentano della limitata possibilità di utilizzare quel posto pubblico usato per i bisogni fisiologici indicato col nome di bagno pubblico, che subisce spesso l’onta dello sfregio, dell’insolenza, della pura furia di asociali: porte sfasciate, lavelli divelti, muri imbrattati, lampade rotte, sciaquoni scassati.  Anni fa, si pensò di installare un bagno automatico, per evitare il personale, ma vandali, incivili, idioti ridussero “all’impotenza”  il manufatto, così che si è tornato a recuperare la vecchia struttura con costi per il solo personale superiori a 20.000 euro;

Le Amministrazioni hanno provveduto, sotto la spinta del reclamo, a rimediare disponendo recupero degli ausili sanitari e affidando ad una ditta esterna la vigilanza e il decoro, per due ore pomeridiane, mentre la mattina ha assegnato un dipendente comunale. Turisti, commercianti del Venerdì, turesi nei pressi della villa ritengono necessaria la presenza dei bagni pubblici.

Attualmente, pur sottoposto ad un recupero funzionale, la toilette è parzialmente fruibile per disfunzione di alcuni sanitari e parzialmente presentabile per le ingiurie grafiche e danni materiali che ha subìto e subisce per colpa sempre di alcune persone che lo usano anche per manifestare la loro dabbenaggine e vuota intelligenza.

 Però…….i cittadini si lamentano ancora.   Allora !!!! Cosa si deve fare per garantire un servizio e non gravare i danni vandalici sulla Comunità?

 Cosa consigliereste  all’Amministrazione?  Scrivete o alla redazione o direttamente all’Ente Comune: polmunturi@libero.it (polizia municipale) sindaco@comune.turi.ba.it (Sindaco)

curiosità vespasiano dal web

Servizio pubblico di nome e di fatto; ci pensava anche un popolo che a questo punto sembra aver una concezione dell’igiene più alta della nostra: gli antichi romani. E se tenere pulito un servizio pubblico costa, perché escludere la possibilità di metterlo a pagamento?

La verità è che storicamente le toilette non sono state sempre gratuite, anzi. Di certo i primi bagni pubblici, quelli edificati dalla civiltà Minoica di Cnosso, erano gratuiti; tuttavia proprio l’imperatore che “diede nome” ad un modello di toilette pubbliche, Vespasiano, decise nell’antica Roma di far pagare l’accesso ai vespasiani. Il guadagno in realtà era persino doppio, visto che all’epoca i tintori potevano acquistare l’urina prodotta dai servizi pubblici, usata per in alcune tecniche di lavorazione dei tessuti.

Ovviamente ci furono proteste in merito a questa singolare tassa. Secondo la leggenda anche il figlio di Vespasiano, Tito, si lamentò: il padre quindi raccolse una moneta dalla prima raccolta e la portò al suo naso, chiedendo a suo figlio se il suo odore lo offendesse. Il figlio rispose di no, e il padre aggiunse “e lotio est”, cioè “e proviene dall’urina”: da qui il detto “Pecunia non olet”, cioè “I soldi non hanno odore”.

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