Browsing the blog archivesfor the day giovedì, maggio 28th, 2009.


Tennis tavolo – campionati nazionali a Conversano

notizie

tennistavolo

         Conversano ospiterà

dal 31 maggio al 14 giugno

i Campionati Italiani 2009 di tennistavolo

Altre informazioni 

 

 

Crazy ping pong 

No Comments

E’ in edicola “il Paese” di Maggio

notizie

il-paese-logo1

                                                                  clicca su per la     copertina

No Comments

La dolce bottega di Ninetta Giorgiolè

1 pagina, Posta

bottega-in-via-g-orlandidi Vincenzo Pascalicchio

 

C’era una volta al civico 40 di via Giuseppe Orlandi…

 

La dolce bottega di Ninetta Giorgiolè

 

I ragazzi del tempo erano ghiotti di ‘golosini’ e pesciolini di liquirizia.

Accadde che un ragazzino, in previsione del fatto che un suo vicino di casa, più grande, più alto di un palmo e famoso per azioni del genere, lo avrebbe potuto minacciare con frasi come: ”Dàmme nu pesciolìne, se nòne tè fàzze u schennìcche!”(u schennìcche, è abbassare con la forza i pantaloni di chi si vuole punire o burlare, per mettere in bella mostra “l’uccellino”), ne comprò cinque e li nascose nell’astuccio delle matite . Nel caso avesse avuto una simile richiesta, avrebbe rivoltato le tasche e dimostrato di non averne. Ma questo non avvenne, e li consumò a scuola, tenuti uno dopo l’altro sotto la lingua e a bocca rigorosamente chiusa. Una bambina, con appuntato nei capelli bruni un fiocco rosa, invece, mentre si avviava al negozio per comprarsi i lacci di liquirizia, fu chiamata da una vicina di casa, che aveva sentito dire “comprati i lacci!” e gli disse: “Beh,visto che devi andare al negozio, comprane due anche per me!”. Dopo averli ricevuti, la signora si lamentò subito della loro qualità: questo perché li aveva infilati sul momento negli occhielli delle scarpe da passeggio del marito e tentato, anche, di fare il fiocco (si spezzarono). Le vicine di casa, immediatamente informate, la burlarono, a viva voce: “Ah, minghiarìle, chìdde so làcce ca se màngene!”, e finì in risate.

Io non credo che ci sia persona in Turi che non abbia frequentato, anche per una sola volta, la bottega al numero 40 di via Giuseppe Orlandi (la strède di veccìjere), dove Anna Giorgiolè (Ninetta), nata il 21 dicembre del 1909, esercitava la vendita di ghiottonerie e altre utilissime mercanzie. Suo padre, Giovanni Oronzo, nato il 26 agosto 1875, era sarto da uomo, in seguito, “negoziante di generi vari”; sua madre, Vita Pasqua Arrè, nata il 30 novembre 1877, era casalinga e sarta collaboratrice del marito. Spesso, però, raccontandolo ai conoscenti, si lamentava del fatto che lui non le consegnava “la manifattura”, e non era vero! “Era una donna tirata, risparmiatrice”. Avevano comprato la casa.

ninetta-nel-1973Ninetta aveva quattro fratelli. Suo padre cominciò a vendere la stoffa per abiti, per mantelli, scialli in seta, di lana, frangiati e non, spìnghele frangèse e bettùne. Ninetta diede continuità al negozio e rimase nubile per non lasciare da soli i genitori. Chi la frequentava dice: “Era attivissima e dotata di grande memoria, parlava sempre in italiano e si poneva un po’ su e distaccata rispetto alla moltitudine, che usava parlare molto il dialetto”. Ninetta era affettuosamente chiamata dai nipoti “zia business”. Nella bottega, il profumo di tutto: zìppe dòlce (radici di liquirizia), caramelle, i ggiùgge (menta o liquirizia), golosini (cialda panna e cioccolato), lacci di liquirizia, confetti, anesìne, fragoloni, le mentine (molto usate per calmare la tosse). U cartùcce (cilindretto di cartoncino rivestito di carta velina colorata dove dentro c’era una sorpresa); si poteva trovare l’anello o il gobbetto porta fortuna.

Era usanza di una nonnina farsi le caramelle fatte in casa così: metteva in un polsonetto di rame (u pelsenètte) lo zucchero con due cucchiai d’acqua e uno di limone, e lo faceva fondere posto sul fornello a carboni. Non appena il liquido assumeva il colore dell’oro, lo versava sul piano di marmo unto d’olio e lo schiacciava col cucchiaio per portarlo allo spessore desiderato. Infine, lo faceva raffreddare, lo tagliava a quadratini e borbottava: “Chìsse sònde i vère caramèlle!”, che conservava in un contenitore di latta chiuso a chiave nella credenza.

Come tanti divi, annunciati da una campanella, che suonava appena si spingeva la porta per entrare, grandi e piccini, scendevano gli scalini del negozio. Si poteva acquistare anche: righelli, quaderni, inchiostro matite e pennini, carte assorbenti, copiative, gessetti o, retìjelle (rocchetti), spolette, aghi, ditali, cascèdde (grossi aghi), seta per ricamo o, cravatte, bretelle, bottoni, cerniere, coralli, fibbie, fettucce, ferri per lavorare a maglia, uncinetti, telai per tombolo o, i preziosi merletti francesi Valenciennes o, pizzi e merletti fiamminghi, provenienti da Bruges (la Venezia del nord), bottoni e, poi, tembìjette, trìcche e tràcche, parapàlle, zecarèdde, coriàndele, maschere e, palloni, pettini, fermagli, spazzole, spilloni, pesciolini-di-liquirizia-e-giugge-gnurefermacapelli, nastri. A Natale, stelle filanti, ornamenti vari. I tembìjette (confezioni esplosive a forma di grossa lenticchia disposte su di un nastro di carta): che i ragazzi usavano farli esplodere inseriti nel cannello di una chiave dove un chiodo faceva da percussore; il chiodo veniva posto con la testa nel cannello e assicurato alla chiave con un filo, che faceva anche da manico, e l’esplosione avveniva quando con violenza veniva fatto battere contro il muro. Qualcuno amava farli esplodere colpendoli con una martellata, altri, inserendoli nella pestòle a tembìjette. Una volta due ragazzi entrarono nel negozio, uno chiese tre confetti, Ninetta, girò loro le spalle per prendere il contenitore ma, sospettò qualcosa, si rigirò e si accorse che l’altro ragazzo stava allungando la mano per prendere le caramelle esposte in un cesto sul banco, subito reagì: “Eh mamòne, i mène o pòste!”. Era un po’ severa con i ragazzi e diffidente con chi non conosceva bene: riservata e delicatissima con le persone che gradiva frequentare. “Dàmme trè ggiùgge gnùre!”, e consigliava:“Prima devi dire buongiorno!”. Molte volte, alle donne che non si comportavano con dignità, amava dire: “Camìne, sfaccèta prònde!”.

Penso, alla lunga attività svolta dal padre di Ninetta (morto all’età di ottant’anni, il 20 settembre 1955), e dalla madre (morta all’età di novantuno anni, il 26 settembre 1968), e da lei, accolta nel regno del silenzio all’età di novantasei anni e sei mesi, il 10 giugno 2006. Penso, al ragazzino che vagabondava seduto sul gradino della porta che precede il negozio, pensoso e triste, scalzo e senza voce, senza soldi, a guardare l’uscita dei coetanei più fortunati, che salivano trionfanti: una volta un signore gli regalò un pugno di caramelle, che accettò e, preso dalla gioia, si illuminarono gli occhi, poi, si allontanò correndo, incredulo, sparì.

Per sentirsi ancora bambini è opportuno entrare nel negozio “Dolce Marli”. Oggi, tanti trovano carino comprare qualche pezzo d’epoca, sopravvissuto alle produzioni attuali: lacci, rotelle di liquirizia, fragoloni, i ggiùgge vèrde (alla menta); attenti! Si possono commettere mille altri peccati di gola. Penso, al tempo, che ha voluto cancellare da quella storica e famosa strada i colori, portare via i profumi, far tacere il vociare dei bimbi, delle mamme, delle nonne. Penso, alla tenerezza che facevano bambini e bambine con i grembiuli neri, blu, bianchi, coi nastri annodati torti e storti, incantati dalla magia delle cose desiderate e appena conquistate, in cambio delle poche lire che avevano chiuso strette strette nel pugno. La strada è vuota. Davvero. Però, colma di ricordi.

 

*da “il paese” 169/ottobre 2008

No Comments