Richiami estivi – il mare di S. Vito

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S Vito a Polignano a Mare

scogliera di S Vito a Polignano a Mare

Il sole incomincia finalmente a risvegliare piacevoli sensazioni nel fisico; calore avvolgente e luce abbagliante richiamano desideri sopiti da tempo. E’ sufficiente un timido invito e sei già in auto con pochi accessori davanti all’abbazia di S Vito a Polignano a mare. Un mare liscio come l’olio da lontano si confonde col cielo terso. Poche persone, alcune impegnate a preparare la ricettività del proprio bar, altre a prendere il sole presso la caletta del porticciolo; una strada nuova viene stesa per descrivere un arco intorno alla Abbazia che dal XVII secolo conserva una chiesetta dedicato al Santo molto venerato in Puglia e non solo.

L’abbazia, che si affaccia su una caletta denominata “portus Mariani”, è famosa per le reliquie di s. Vito: un braccio d’argento, da cui si dice scaturisca un liquido (“manna”) con funzioni terapeutiche; la statua lignea del Santo, alta circa 50 cm, su di un altarino dorato, viene portata via mare dall’Abbazia fino a cala Paura, la sera del 12 giugno, e portata in processione per Polignano a mare per essere mostrata a tutti e poi viene posta su un altare monumentale  nella piazza antistante la Chiesa Madre, intitolata a Maria SS. Assunta; all’interno di essa vi è una ricca documentazione iconografica su S. Vito: un polittico del Vivarini (XV sec.) lo raffigura tra Santi; una statua policroma, opera di Stefano da Putignano (prima metà del XVI sec.), con i consueti cani accucciati ai piedi.

I Turesi amano le scogliere di S Vito, dove molti hanno comprato ed edificato case; da qui, si sono spostati presso Cala S Giovanni, dove hanno fatto costruire graziose villette. Cala S Giovanni, negli anni 50-70 era meta anche di sofferenti di malattie articolari; apprezzate erano le sabbiature; ci si distendeva in fosse scavate e si faceva ricoprire, testa fuori soltanto, di sabbia caldissima.

Dal libro di Domenico Resta “Turi dalle origini al 1865″ si legge alla pag 165 che” in via S Vito era situata una chiesetta al numero civico 24. Si sa che era frequentata da molti devoti del santo. In occasione di una pestilenza le donne di turi fercero un voto: se fosse cessata la moria avrebbero chiamato i bimbi col nome di Vito. Infatti ancora oggi questo è un nome molto frequente in paese”.

Dietro la torre di vedetta, ristrutturata, la bassa marea mette a nudo specchie di pietre e molluschi; tre cani volpini senza padrone scorrazzano sulla scogliera che in alcune parti si scopre formando minuscole “isole”.

Dopo una breve rosolatura, passeggio nell’acqua bassa a cogliere immagini da fotografare.

S. Vito fraz di POLIGNANO A MARE

Ora marina di polignanesi, turesi, sammichelini, conversanesi. era é un piccolissimo villaggio di pescatori, tre km a nord di Polignano a Mare, dedicato a San Vito martire, vittima all’inizio del IV secolo delle persecuzioni ai danni dei Cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano.
Si racconta che nell’anno 801 S. Vito salvò Fiorenza, principessa di Salerno, che stava per annegare nel fiume Sele e in seguito, grazie alle preghiere della stessa Fiorenza, gli fu anche attribuita la guarigione di Berardo, fratello moribondo della principessa, che curò presentandosi sotto le sembianze di un valente medico.
S. Vito apparve poi in sogno a Fiorenza chiedendole, in cambio dei due miracolosi interventi, di trasferire le sue reliquie a Polignano, all’interno della Chiesa di S. Maria.
Il santo era famoso sin dall’epoca paleocristiana perché si raccontava che la manna prodotta dal suo ginocchio fosse capace di guarire gli infermi e gli assatanati. In particolare quel liquido miracoloso era considerato il miglior rimedio possibile per curare le persone morse da cani rabbiosi.
Dunque le reliquie del santo furono trasferite a Polignano, vicino alla quale esisteva già questo piccolo borgo di possibile fondazione greca (forse l’antica Apeneste), che in epoca medievale prese il nome di S. Vito poiché proprio qui si dice approdasse la nave che trasportava le ossa del martire.
Nell’XI sec. di fronte al porto fu costruito un imponente cenobio benedettino in stile romanico, si ipotizza su un precedente luogo di culto di monaci basiliani; i frati vi rimarranno sino al 1266, quando la struttura divenne proprietà della badessa di Conversano. Nel ‘300 il monastero fu soppresso e ritornerà alla sua funzione di abbazia solo nel XVI sec. Nel ‘400 vengono costruite nella roccia delle vasche collegate con il mare e buona parte delle fortune del villaggio saranno da allora dovute alla produzione di sale, mentre parallelamente sorsero intorno al complesso monasteriale parecchie abitazioni di pescatori.
Nella prima metà del ‘500 all’edificio furono aggiunti una torre allo scopo di avvistare i nemici provenienti dal mare ed un loggiato sempre sul lato mare.
A fine ‘500 vi si stabilì una comunità di monaci francescani, che ingrandì il complesso introducendo gli elementi tipici di una masseria auto-sufficiente: vigneti, oliveti, piccole aree per il pascolo, frutteti, stalle, ecc.
Nel 1785 il monastero fu incamerato dal demanio, che nel 1809 lo venderà ai signori del feudo di Polignano, i marchesi La Greca(1), che tuttora ne sono i proprietari, tranne che per la chiesa, di proprietà statale e ancora oggi aperta al culto (vi si tiene una messa ogni domenica mattina). Il monastero fu invece definitivamente soppresso nel 1866.

da http://puglia.splinder.com/

(1)

Si ritiene di origina greca come testimonia lo stesso cognome, già nota a Napoli ed in terra di Puglia sin dal XVI secolo.

PASQUALE ottenne il feudo di Polignano nel 1796; decorata col titolo di marchese con Real Privilegio del Regno di Napoli in data 20 ottobre 1798.

La Famiglia è iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla torre d’oro poggiata d’argento, con due stelle d’oro, una fascia divisa d’oro caricata di un’aquila di nero di un leone al naturale sormontati da una stella d’argento e una d’oro.(da http://www.ilportaledelsud.org/cognomi_g2.htm)

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