in ricordo di don Donato Totire

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Domenica 4 ottobre presso la Chiesa Madre si è tenuta la commemorazione di Don Donato Totire, a cent’anni dalla nascita (1909-2009). All’iniziativa, voluta dal nipote Gianfranco, hanno preso parte l’Arciprete Don Giovanni Amodio, il Prof. Agostino Luparelli e Don Matteo Pugliese oltre ad un folto gruppo di parenti ed amici; i familiari, con un breve saluto, hanno concluso la cerimonia.
Presso la Chiesetta di San Rocco, invece, è stata allestita un’esposizione di foto e documenti sulla vita di Don Donato. La mostra resterà aperta fino al 25 ottobre 2009.
Quanti posseggono foto di don Donato faranno cosa gradire di metterle a disposizione di tutti, inviandole scansionate a me o al nipote Gianfranco Totire: verrà allestito una mostra permanente on line.

breve profilo di Don Donato Totire

Il 2 ottobre don Donato Totire avrebbe compiuto cento anni. Figlio di emigrati turesi in America, viene ordinato sacerdote a Napoli il 22 aprile del 1934. Inizia così la prima fase della sua vita sacerdotale, segnata dall’innamoramento per San Giovanni Bosco che diventa il modello a cui ispirare la propria condotta di vita. Seguendo gli insegnamenti del Santo, si dedica alla educazione fisica e spirituale dei giovani. Si muove tra la Campania e la Calabria dove nei collegi salesiani è istruttore di ginnastica e consigliere spirituale.

La Seconda Guerra Mondiale lo vede cappellano militare sul fronte greco-albanese. A Berat (Albania) crea un cimitero per i caduti. Dopo l’8 settembre 1943, partecipa, col suo reparto, alla liberazione dell’Italia dai tedeschi. L’1 gennaio 1945 viene insignito di due Croci al Merito di Guerra.

La guerra lo segna nell’anima e nel corpo. Torna a casa invalido per un congelamento ad entrambi i talloni. L’esperienza bellica segna per sempre la sua vita, la sua psiche, la sua spiritualità.

Nel dopoguerra, rinunciando alla carriera di cappellano militare, torna a Turi per stare vicino ai genitori. Svolge l’attività di vice-parroco, coadiuvando l’arciprete don Peppino Contento, insieme a don Vitantonio Pugliese.

Per lunghi anni è stato insegnante elementare. Molti lo ricordano per i suoi metodi di insegnamento innovativi e moderni che si basavano sulla partecipazione attiva di tutti i ragazzi alla vita di classe. Non c’era ragazzo che poteva dirsi trascurato, messo da parte ed emarginato.

Nell’anno Santo 1950 organizza il primo pellegrinaggio turese a Roma.

Risale al 1951 il suo primo viaggio in America dove raccoglie fondi per il teatro parrocchiale annesso alla Chiesa Madre e per l’Oratorio.

Qualche anno dopo riceve dal vescovo mons. Falconieri l’incarico di riaprire il culto della Cappellina di San Rocco. Nel 1963, in seguito alla prematura morte di don Mimì Albano, suo amico fraterno, viene nominato, in sua vece, rettore della chiesa di San Domenico e della congrega della SS: Addolorata.

Nel 1971 organizza, quale segretario, il Congresso Nazionale dei Cappellani Militari d’Italia, tenutosi a Bari presso il Sacrario d’Oltremare. Per l’ottima riuscita della manifestazione gli viene conferita dal Presidente della Repubblica Leone l’onorificenza di Cavaliere.

A settant’anni la meritata pensione. Ma invece di impigrire, da inizio ad una nuova missione: diventa cappellano del carcere.

Muore a Turi il 23 aprile 1991.

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