Storia d’amore e di cavalli (fumetto) di A. Berardi

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Il grande uomo del Sud, infiacchitosi al Nord si sedette sulla sedia, ma era come se il suo corpo si fosse quasi lì gettato per noia e rassegnazione.

Il suo lungo sospiro levò di colpo la polvere dalla scrivania ( meglio di uno spray per i mobili) e la sua grande mano, si strinse in un pugno che pigiò contro il muro quasi volesse abbatterlo.

Voltò la testa e i suoi grandi occhi neri, di un nero molto sporco, si fecero ancor più cupi; guardavano lontano, oltre le macchine, oltre le vetrine, oltre le banche e la gente.

Le sue pupille scivolavano dolcemente insieme ai suoi pensieri, sui verdi prati del suo lontano paese….: Lizza-nel… nome che, francamente,  non faceva ben sperare ma quei meravigliosi  occhi un po’ troppo all’ingiù erano commossi…. ma lui non ci faceva caso.

 

Stirò mollemente il proprio corpo, si lasciò andare per un po’ e , per un attimo, sperò di essere ancora se stesso e mai veramente di nessuno.

Oltre la gente, il traffico, i clacsons , e i vaffa…., c’era un cavallo bianco in sosta vietata che fremeva per andarsene; sul suo corpo era appoggiata una sella e su quella vi era seduta una piccola donna del nord, stufatasi del nord, con grandi ambizioni di tornarsene nel sud ( a.a.a. cercasi sud meno terremotato, meno mafioso e con servizi efficienti).

Anche lei aveva dei grandi occhi neri, dallo sguardo pesante e dal trucco pesante, al punto che non riusciva più a tenere aperte le palpebre, ma lei, non ci faceva molto caso…

L’uomo la intravide tra tutto quel caos di macchine e di gente e sorrise; aveva sempre un certo stile quando sorrideva , non si era mai molto sicuri che lo facesse veramente. Apriva un po’ le labbra e toccava il molare inferiore sinistro con la lingua e rimaneva così per qualche secondo, scuotendo nel contempo la testa. In effetti pareva  più che altro un sogghigno da far venire i brividi, ma la piccola donna del nord non ci faceva più caso ormai….Sapeva del resto come prenderlo e si era addestrata per molto tempo a schivare le sue pallottole che lui sparava così a caso tanto per allontanarla da sè. Alcune andavano anche a segno , ma lei non ci faceva più attenzione ormai….come una marionetta colpita in pieno, si afflosciava a terra e trovava sempre la forza di dire fino all’ultimo momento:” Sei stato grande….come sempre….” E lui, dall’alto dei suoi centoottanta pollici e tre alluci, la guardava cadere ed esclamava con enfasi : “Ho sempre detto a me stesso che sei la migliore a morire…” (che cinico ragazzi).

E lei ,come al solito rispondeva, con un :” tu trovi che io sia l’unica? Ciò è stupendo, esilarante…..” ma uno strano sapore di sangue in bocca, non le consentiva di continuare.

Moriva molte volte, dunque, ma non abbastanza da finire sotto terra e, c’era qualcosa di poco chiaro in tutto questo. Il cavallo, comunque, aspettava e non aveva il tempo di fare un’autopsia per capire meglio e la donna seduta su di lui non aveva il tempo di togliersi l’ennesima pallottola dalla gola….

Ma l’uomo, oltre il vetro di quell’ufficio, allungò le gambe, appoggiò la nuca allo schienale della poltrona in vinpelle che era riuscito a conquistarsi dopo svariati scontri a fuoco con i propri colleghi.

Tale impresa, fu ricordata ed intitolata , a tal proposito, come :”la rivendicazione dei diritti dell’uomo e cioè avere un caldo luogo ove appoggiare il proprio sedere”. Non fanno così, del resto, anche i nostri politici?.

Ma , detto inter nos e per amor di cronaca, come era finito lui al nord? Ai tempi, quando era giovane ed aitante la sua cara e adorata Lizza-nel…. gli  stava troppo stretta e ,dunque, era partito alla conquista della “Milano da bere” ed invece fu proprio lui ad essere inglobato dalla grande città senza alcuna pietà. Si sposò per avere una donna che gli facesse da mangiare e lo aspettasse la sera fedele come un cane….del resto non si comportano così i veri uomini? E fece mille lavori umili, mentre sognava di diventare un grande attore, un famoso modello, ma quel che più agognava, era di diventare un tronista….a.a.a. cercasi Maria De Filippi disperatamente….alla fine diventò un gigolò ; e svolgeva questo lavoro con amore e grande senso dell’etica, salvo farsi pagare profumatamente da donne sole, illuse spesso illuse e disperate. ( che figlio di buona donna!)

Comunque sia,  era il suo secondo lavoro che gli serviva giusto per comprarsi qualche sigaretta…ma la moglie lo scoprì e così decise di tagliare su tutto….sopratutto sui suoi vizi….

Tagliò sulle sigarette, tagliò sull’alcool e tagliò anche sul caffè e sui suoi almanacchi tanto amati (Topolino) così un bel giorno lui le gridò esasperato:”Adesso ci do un taglio io” e se ne andò sbattendo la porta dietro di sé.

Così raccontava alla piccola donna , ma questa storia a lei non le andava giù oltre un molare che improvvisamente le si era staccato raggiungendo velocissimamente l’epiglottide.  “Accidenti- ribattè- era difficile ingoiare anche questo” , ma non si sapeva se ella alludesse  al dente o alla storia dello gigolò.

Intanto che pensava, si controllò il trucco nello specchio… “Troppo pesante” esclamò, mentre continuò a spalmarsi altra matita nera sugli occhi.

Nel frattempo, lui, ex-bello, ex ambizioso, ex gigolò, ex marito….ex tutto o quasi… rimase quasi inchiodato, perplesso, tra il fare ed il non, tra osare di andar via per sempre ancora una volta o lasciar stare…. E continuò a guardare oltre se stesso ed il suo sguardo profondo incontrò ancora una volta quello della donna.

Si guardarono a lungo come se fosse stato per la prima volta ed è proprio per la prima volta, egli capì che si erano sempre intesi, che si erano sempre amati anche se lui non aveva voluto mai ammetterlo ed , intanto, si alzò il vento, il gelido vento del nord che li avvolse e  li abbracciò (in mancanza d’altro….).

Fischiava nelle loro orecchie il maestrale impetuoso e spietato, mentre si sentivano echeggiare in lontananza i nitriti di un certo cavallo bianco che era stufo di aspettare con sopra la schiena una donna che pesava anche molto…. Intanto, intorno a lui, si era formato ormai una lunga fila di macchine rombanti e roboanti…

E così, l’uomo del Sud, spense l’ultima sigaretta sotto il tacco, chiuse con la punta della scarpa l’ultimo cassetto della sua scrivania laccata, color mogano finto ma molto chic, chiuse l’ultima finestra per evitare che entrasse altro vento poiché in certi giorni, quando odorava di erba bruciata ,…gli ricordava tanto il suo paese…e si addormentò sul suo ultimo sogno impedendosi così di continuare a  sperare.

Intanto il cavallo ormai rassegnato, aspettava e, nel mentre, masticava con gusto e soddisfazione una caramella che aveva finalmente sottratto ad una ragazza a dir poco fetente che , con un sadismo inenarrabile, gliela faceva vedere ma non gliela dava mai ( la caramella) e così si era visto costretto a darle una testata anzi è meglio dire una musata, giusto per farle capire chi comandava tra i due.

Nel frattempo l’uomo del sud si svegliò non si sa come e perché….; scattò in piedi tutto d’un tratto come se fosse stato morso dalla tarantola, si passò una mano sui neri capelli, sorrise, anzi ghignò e decise che quella donna doveva morire in modo definitivo, senza più dubbio alcuno.

Sì, l’avrebbe schiacciata come un verme per smettere di continuare ad amarla; varcò con decisione la porta dell’uscio e puntò diritto lo sguardo su di lei (che sguardo,ragazzi). Tentò di disarcionarla con qualche frase tipica che si usa spesso in circostanze simili quali :” Mi hai rotto il….” ma la donna lo guardava sorridendo e la sua dolcezza era più forte dell’odio di lui.

Egli, allora, disperato le si avventò contro, la sollevò con le sue forti braccia e la sbattè per terra preoccupandosi però di non farle troppo male.

Ma lei non ci faceva caso…. ed intanto controllava il trucco sul suo specchietto inseparabile.

Non si sa mai, pensava,  lei ci teneva molto al suo look ….pazienza per un occhio nero durante una eventuale colluttazione,…. ma struccata mai!

Lei si sentiva sempre pronta come una diva davanti alla sua troupe.

Il cavallo, nel frattempo, approfittando dell’occasione, nitrì un :”Era ora!”…. e corse a casa poiché non voleva perdersi l’incontro di tennis per la Coppa Davis.

Ormai lui  la teneva sotto di sé  ed i loro corpi parevano incollati e rotolavano tra la polvere sospinti sempre di più dal vento che aveva ripreso a soffiare in modo quasi sensuale.

L’uomo respirò a lungo, incerto come al solito, si guardò intorno, come era uso fare e rimase lì di nuovo inchiodato tra l’agire ed il non, intanto ,però, iniziò a urlarle nelle orecchie frasi insensate: “raccontami la solita favoletta  che solo voi donne ci sapete vendere….che sono l’uomo della tua vita….che ci ameremo per sempre!

Dai, fammi sentire fino a che punto sei patetica e melodrammatica….dopodichè quell’uomo eternamente insicuro si sentì nuovamente imbarazzato come non mai o forse come sempre; respirò a lungo , prese fiato e riprese a guardare, ansimante,  la sua calda preda fingendo di non guardarla ( impresa di non poco conto….) mentre le stringeva le mani intorno al collo. Ma le parole di lei, uscivano dalla sua bocca come dolce nettare , mentre gli parlava, con voce sommessa della sua terra….ma lui stringeva (ostrega se stringeva…) mentre il cavallo bianco era tornato per vedere come andava a finire tra i due…..del resto era un cavallo curioso….

Il vento nel frattempo si era di nuovo alzato e solo allora lui vide che oltre la gente, oltre i panini con la mostarda e le uova al becon oltre le saponette profumate ed i pantaloni Fiorucci, oltre i cartellini da timbrare e il tabacco inglese per l’uomo che non deve chiedere mai c’era lui e il suo immenso bisogno di riposare in un caldo nido.

Egli, l’eterno indeciso, finalmente aveva capito e scelto (incredibile!)… e il suo ghigno si trasformò in un sorriso, mentre reclinò la testa sul petto di lei.

Poi  la sollevò delicatamente da terra e con enfasi le sussurrò:” ora sì che mi sento felice, piccola…! Anch’io lo sono- ribattè lei-.”  Il cavallo che aspettava ed ascoltava pensò :” se mi date un po’ di biada saremo in tre ad essere felici, mal che vada si accettano anche hot dog….” .

Del resto si sa era notoriamente un cavallo goloso. Il grande uomo ormai senza più incertezze decise che doveva andare via con lei definitivamente, ma mentre la teneva tra le braccia, le sussurrò :”Ammazza quanto sei greve, non l’avrei mai detto piccola!” Lei , rispose,ma no….sono a dieta da una vita, ed ,intanto, pensava:” Maledizione, lo dicevo che ho il trucco pesante!”.

Il cavallo ,intanto che parlavano, li vide avvicinarsi a lui, intuì che erano ormai finalmente pronti a partire per il Sud…un lungo viaggio verso l’Eden ; con grande preoccupazione, quindi, iniziò a trotterellare per prendere le distanze e nitrì:”

 Ehi !,ragazzi, datevi una calmata , e soprattutto uno alla volta;  ho un’ernia al disco e un principio di artrosi!”.

Era un cavallo cifoso.

 

 

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