Gli Auguri di Moro

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Dopo una diecina di giorni dall’esame di maturità, quando ancora non erano stati esposti i “quadri” nell’antico convento sede del liceo di Monopoli,  venni assunto per chiamata dalla banca fasanese. Non ho mai appurato il perche dell’assunzione di  un ragazzo di borgata (Pezze di Greco), quando sul marciapiede di quella banca ogni giorno si allungava la fila dei figli di azionisti con “robusti” conti in banca. Del diritto allo studio, neppure a pensarlo, dello statuto dei lavoratori, araba fenice; si studiava di notte.

Per il primo esame, filosofia del diritto, non mi fu dato il permesso perché ritenuto insostituibile allo sportello.  Angosciato, pensavo ai sacrifici dei miei genitori: cinque anni in collegio salesiano di Cisternino, tre  anni a pensione a Monopoli.  Mi trovai ad un bivio: lasciare la banca o abbandonare il sogno della laurea che, specie nel dopoguerra, aveva il sapore di rivalsa per chi non era nato da “sacri lombi”.  

 Al secondo appello, secondo diniego al quale reagii forse in modo impulsivo: da domani non vengo più a lavorare.  Per la banca sarebbe stato uno smacco inaccettabile.  Erano i tempi in cui ancora fumavano le macerie di città distrutte durante il conflitto bellico. Il direttore, uomo perspicace, taglio corto dicendomi “vai e torna subito”.  Una parola!

 Eravamo circa quattrocento gli studenti della cattedra del prof. Moro.  Era la prima volta che vedevo il Maestro seduto tra padre Bozzi e il prof. Renato Dell’Andro, che nel precedente mese di luglio aveva presieduto la commissione giudicatrice dei miei esami di maturità a Monopoli; per tale ragione il professore mi salutò con un discreto cenno della mano.

I miei occhi erano sul Maestro, attratto dalla mitezza del suo sguardo. Uomo semplice che alcuni anni prima aveva tenuto le lezioni in divisa militare con “l’altissimo” grado di sergente maggiore, lui e il suo amico prof. Pasquale Del Prete, poi Rettore dell’Università di Bari.

Alle ore 13,00 breve sosta per un frugale cappuccino e ripresa fino alle 16 con rinvio al giorno successivo. Eravamo rimasti una quarantina. Poi soltanto io molto avvilito. Mentre il Maestro in piedi metteva ordine in una borsa nero-lucido, il prof. Dell’Andro mi fece cenno di avvicinarmi alla cattedra chiedendomi cosa fosse mai successo. Gli dissi che certamente non sarei ritornato visto come stavano le cose in banca.  Cosa è successo, chiese il prof. Moro. Dell’Andro gli rispose che mi aveva conosciuto nel luglio precedente in sede d’esame di maturità a Monopoli, e che ero studente lavoratore con scarse possibilità di ritornare il giorno dopo.  Il Maestro si risedette, rimise le carte fuori dalla borsa nero-lucido invitando  Dell’Andro a “continuare l`esame iniziato a Monopoli”. Dopo 15-20 minuti, con la serenità del Suo volto pensoso e sofferto, chiese se bastasse. Come ritiene Lei, rispose Dell’Andro. Mi fu assegnato un voto che mi gratificò moltissimo. Dovevo correre alla stazione per prendere il treno, ove ve ce fosse ancora qualcuno, pena una notte sulle panche di legno fino al mattino successivo. Mi portai di fronte al Maestro, augurai la buona sera con un discreto inchino. Nel salutare il prof. Dell’Andro, questi mi tese la mano trattenendo la mia per richiamare l’attenzione  sul prof. Moro che era rimasto con la mano tesa senza che io me ne fossi accorto. Confuso ed imbarazzato tornai al centro della cattedra, detti  la mano al Maestro che mi fece gli auguri. Alla prima occasione chiesi al prof. Dell’Andro perché  mai il Maestro mi aveva teso la mano facendomi gli auguri ?

Lei deve sapere, chiarì Dell’Andro, che il prof. Moro, promossi o bocciati, incoraggia gli studenti lavoratori facendo loro gli auguri. Era un modo tutto suo di incoraggiare il lavoro unito allo studio. ` Che il Maestro prediligesse i giovani, lo ha confermato quel drammatico marzo 1978 quando fu sequestrato. .  Avrebbe dovuto presiedere il Consiglio dei Ministri, già  fissato per le ore 11.00 fatto differire alle 12.00 perché relatore dei due suoi allievi. Nella Sua borsa color nero-lucido furono rinvenute le due tesi di laurea mai più discusse. Da quel giorno molti giovani hanno perduto la possibilità di “discutere la tesi del loro futuro” col nostro Maestro.

 Quanti di noi  lo ebbero docente e poi anche punto di riferimento  nell’impegno pubblico  ne custodiscono nel cuore e nella mente il ricordo di Maestro.

Orazio Ferrara

1 L’avv. Ferrara Orazio nato a Fasano, moroteo da giovane età,  impegnato politicamente , è stato   più volte Assessore provinciale e Sindaco e  della  città  di Fasano, dove svolge la sua professione, per la quale si avvia alla “toga d’oro”.. Più volte consigliere dell’ordine degli Avvocati del Tribunale di Brindisi, vice Pretore per diversi anni, Amministratore dell’ Ospedale civile e dell’Azienda di Cura e Soggiorno di Fasano. 

“Gli Auguri” furono formulati in occasione dell’intitolazione della SM di Mesagne III nucleo allo statista subito dopo essere stato barbaramente ucciso.                         

                             Turi, come molte altre città, ha visto l’impegno dell’on. Moro ed ascoltato le sue parole nei comizi o occasioni ufficiali; a lui ha dedicato una piazza; estimatore ed amico, Simeone Maggiolini, presidente del centro Studi A. Moro, tiene viva la sua memoria organizzando celebrazioni e dibattiti sulla persona dello Statista.    Ha pubblicato un opuscolo:  sulle orme di un uomo, un libretto che si legge alla svelta e raccoglie la sua esperienza politica col suo maestro di vita.    Sulle orme di un uomo Simeone presenta, quasi in una successione di immagini,  particolari esperienze umane  vissute prima di Moro, i ricordi dell’infanzia durante il periodo fascista, la conoscenza del professor Aldo Moro negli ambienti universitari e di partito, i primi approcci alla politica nelle file della Democrazia cristiana, l’impegno nell’amministrazione del comune di Turi.
U
na testimonianza di vita del tutto personale, sentimenti di sincera amicizia, stima e gratitudine nei confronti di Moro, vissuti saldamente anche quando le vicende politiche generali e del partito potevano scalfirli o attenuarne l’intensità.

Una lapide allo Statista pugliese lo stesso Maggiolini ha fatto collocare nella piazza omonima.

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