Patrizio Massaro artista

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di Giovanni Lerede

Il 31 gennaio 1994 moriva all’età di 49 anni, Patrizio Massaro. Artista e docente dall’animo tormentato e sensibile, era nato a Turi nel 1945; studiò presso l’Istituto d’Arte di Bari, poi l’Accademia di Belle Arti di Firenze con Primo Conti e l’Accademia milanese di Brera con Domenico Cantatore; insegnò presso l’Istituto d’Arte di Firenze.

Il 14 gennaio del 1995, il Circolo Unione, l’Amministrazione comunale e la Pro Loco gli conferirono, alla memoria, il ‘Premio Turi’. Un’occasione, quest’ultima, celebrata con l’impegno solenne di dare all’estro creativo del concittadino Massaro, con altre iniziative, il giusto riconoscimento, qui nella sua Turi. Poi invece l’oblio.

Artista introverso, difficile, sempre in lotta con un mondo dove non riusciva proprio ad essere a suo agio. Amici, quelli veri, pochi, anzi pochissimi. A Turi, dove trovò rifugio dal 1984 dopo il lungo soggiorno fiorentino, Patrizio Massaro ebbe come approdi sicuri la madre Giulia, amatissima, la famiglia e gli amici Rino Valerio; racconta Giovanni Maiuro, Essere amico di Massaro non era semplice, soprattutto negli anni del tormentato ‘esilio’ turese, ormai preda, corpo e anima, del mal di vivere, che lo accompagnerà fino alla prematura morte. Giovanni ricorda commosso i momenti trascorsi insieme a Patrizio, sempre lì ad incoraggiarlo per cercare di rendergli la vita più sopportabile.

«Mi ha invitato cinque volte a Firenze – mi dice – e lì ho capito in quale considerazione la città culla dell’arte teneva questo artista. Una mattina mi invitò nella scuola dove insegnava; dette una lezione sui grandi artisti del passato Michelangelo, Giotto, ecc., come ricavavano i colori… Uno dei suoi studenti, alla fine, mi disse: signor Giovanni, quando spiega Patrizio Massaro solo un cervello quadrato non può capire, spiega così bene. Me ne accorsi pure io: quelle cadenze, quell’espressione. Andammo poi a Palazzo Pitti, cominciò a spiegare a me quadro per quadro, e dietro di noi si formò un gruppo di persone che lo ascoltavano. Arrivammo al quadro dove sta il maestro che spezza i pennelli e Massaro mi disse: – Giovanni, guarda il volto di quell’angioletto che ha fatto il discepolo e guarda il volto che ha fatto il maestro. L’espressione del maestro aveva un grugno di rabbia perché il discepolo lo aveva superato».

Patrizio Massaro aveva con la sua creatività artistica un rapporto particolare. Sempre ‘insoddisfatto’, lontano dalla mentalità mercantile delle gallerie d’arte, facilmente si disfaceva di quadri, disegni, schizzi, che regalava senza farsi pagare. Qualcuno, afferma Giovanni, magari approfittava di questa sua bontà: «Non si pagava, e io gli dicevo… non so i grandi artisti come sono, non valorizzano mai il loro lavoro».

Fu improvvisa la morte di Massaro. Certo, da quando era tornato a Turi la depressione aveva preso sempre più il sopravvento. Lasciare l’insegnamento era stato un duro colpo per lui. Ricorda l’amico Maiuro: «Aveva avuto un duro scontro con il direttore della sua scuola per una valutazione della condotta data a uno studente. Un furioso litigio – Patrizio era di poche parole, ma… – che lo portò il giorno seguente al ricovero in ospedale, dal quale uscì gonfio come un pallone a causa delle medicine che gli dettero. Da lì cominciò il precipizio. …………………………

Dal “il Paese” n. 146 – 2006

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