17 Marzo – 150 anni di “Unità di Italia”

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Regno d’Italia fu il nome assunto dallo Stato sardo il 17 marzo 1861 quando, in seguito all’annessione da parte di quest’ultimo del grosso dei territori degli stati preunitari, si ebbe l’unificazione politica della penisola italiana. Non vi fu, quindi, la costituzione di una nuova entità statuale, ma un semplice cambio di denominazione del precedente Stato sardo. Il regno cessò di esistere nel 1946, quando la forma di stato fu mutata in repubblica, in seguito ad un referendum istituzionale.

Tramontato nel 1849 il progetto di confederazione tra gli stati della penisola (come volevano moltissime personalità di spicco della politica italiana dell’epoca, dal piemontese Massimo D’Azeglio al toscano Bettino Ricasoli e al federalista lombardo Carlo Cattaneo), il Regno d’Italia nacque nel risorgimento, precisamente nel 1861, dal Regno di Sardegna, privato (nel 1860) della Contea di Nizza e del Ducato di Savoia (ceduti alla Francia), e fu retto dalla sua nascita alla sua caduta, nel 1946, dalla dinastia reale dei Savoia.

Istituzionalmente e giuridicamente, il Regno d’Italia venne configurandosi come un ingrandimento del Regno di Sardegna. Ciò, ed anche l’aver a modello la struttura della Francia, comportò quella che viene chiamata la piemontesizzazione del Paese ed un assetto fortemente accentrato, tanto che lo stesso presidente Giorgio Napolitano ha dichiarato che oggi occorre “superare il vizio di origine del centralismo statale di impronta piemontese”.

Da ricerche molto recenti, è emerso che Cavour, nei suoi progetti originali, prevedeva tre stati distinti per la penisola: un Regno D’Italia comprendente tutto il nord, dal Piemonte alla Dalmazia, fino al centro sotto il dominio Sabaudo; un Regno del Centro composto dal Lazio e parte di Umbria e Toscana, sotto il dominio di un Bonaparte e infine un Regno dell’Italia Meridionale, sotto la corona borbonica, comprendente il territorio del regno duosiciliano ampliato tuttavia delle Marche e di parte del Lazio meridionale. Tali progetti, previsti negli originali segreti degli accordi di Plomberies con l’Imperatore Napoleone III, sarebbero tuttavia naufragati sia a causa dell’opposizione dei Savoia stessi, sia da quella di Garibaldi e dei mazziniani e persino dal Re Francesco II delle Due Sicilie, che non voleva acquisire territori appartenenti allo Stato Pontificio.

Il periodo del regno di Vittorio Emanuele II di Savoia che va dal 1859 al 1861 viene anche indicato come Vittorio Emanuele II Re Eletto. Infatti, nel 1860 il Ducato di Parma, il Ducato di Modena ed il Granducato di Toscana votano dei plebisciti per l’unione con il Regno. Nello stesso anno vengono conquistati “manu militari” dai piemontesi il Regno delle Due Sicilie, tramite la Spedizione dei Mille, e la Romagna, le Marche, l’Umbria, Benevento e Pontecorvo, tolti allo Stato della Chiesa. Tutti questi territori vengono annessi ufficialmente al regno tramite plebisciti.

Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo parlamento unitario. Su quasi 26 milioni di abitanti, il diritto a votare fu concesso dai nuovi governanti solo a 419.938 persone (circa l’1,8%), sebbene soltanto 239.583 si recassero a votare; alla fine i voti validi si ridussero a 170.567, dei quali oltre 70.000 erano di impiegati statali. Vengono eletti 85 fra principi, duchi e marchesi, 28 ufficiali, 72 fra avvocati, medici ed ingegneri.

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