Beppe Mercieri – l’ultimo dei maniscalchi

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A Turi, in via Castellana, angolo via Cadorna, esiste la bottega di “meste Pèppe” della famiglia Mercieri, classe 1932.

Affacciato alla vetrina mi accoglie con un sorriso che dispone all’accoglienza e mentre armeggia nel suo bazaar di ferraglie mi fa entrare nel suo mondo, uno spazio angusto che tra tanti pezzi ammucchiati si intravedono i suoi vecchi arnesi da lavoro ed un piccolo camino per riscaldare i ferri.

Giuseppe, figlio di Alberigo, con una sorella, sposata con Ninuccio Palmisano, è cresciuto in via Palombaro, vicino alla Farmacia;  già da piccolo, respirava l’aria del fornice, quell’aria nera che affumicava la piccola bottega nel giardino Isabella del marchese Venusio, di cui la sua famiglia era servitore da quattro generazioni.

Mi fa accomodare nel soggiorno pranzo; sul muro campeggia un manifesto della Turandot di Puccini e un diploma della Scuola professionale di Maniscalcia a Bari, che il padre Alberigo a 23 anni frequentò nel 1929.

Verso la fine della guerra mondiale del 1942, quando il padre Alberino fu chiamato alle armi, la marchesa Hustedt Coronati, approfittò per liberarsi di quella bottega affittata al maniscalco, per via degli odori e del fumo che inondavano le camere padronali del piano superiore. Al ritorno dalla prigionia, Alberino comprò con 3.500 lire un suolo, “sobbe o passature” per andare a Marchione, da Peppino Ramunni edile, per costruire “na seppènele” ( una soppigna) adatta a svolgere la sua attività di maniscalco e fabbro;

<< Anche mio zio Angelo Mercieri faceva il maniscalco sotto le armi con il grado di sergente maggiore>>

cavallo

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nello stesso periodo, a Turi erano fabbri maniscalchi i Cellaro, i Maggiolini,  meste Antonio e mèste Paschèle figli di Metèste, allievo di Gennaro Mercieri, suocero di Antonio Zita, la monacacèdde; Gennaro aveva la bottega in via Massari angolo via Arco Gil.

Con  mèste Pèppe Mercieri finisce la “dinastia” dei maniscalchi: l’unico suo figlio maschio Alberigo ha voluto cambiar mestiere: lavora presso un Ospedale, si diletta a  suonare il corno; la musica è  una passione trasmessa dal padre Giuseppe; da ragazzo, mèste Pèppe, col clarinetto e il sax e con altri amici andava  nelle case dove si ballava e facevamo l’orchestrina; anche sua nipote ha la musica nel sangue.

Mèste Pèppe ricorda che il padre praticava anche  la tosatura, la castrazione dei cavalli e l’arte del salasso per gli animali: con un laccio stringeva il collo e, pulita la parte, praticava un foro nella vena, da cui zampillava il sangue raccolto in una conca; si fermava l’emorragia, quando il sangue assumeva un colore rosso vivo.

il veterinario di Turi il dott. Cavallo di Acquaviva chiamava mèste Pèppe per risistemare gli zoccoli di animali acquistati; ferrare un animale è un arte, come il dentista o il calzolaio; si studia gli zoccoli dell’animale e si creano i ferri adatti.

Ora l’arte del maniscalco è ridotta a poche occasioni.

<< quando a Turi, nella vecchia caserma dei Carabinieri , vicino alla vecchia pesa pubblica a S. Giovanni, si tenevano gli allievi dell’arte e mestieri, io prestavo la mia opera come istruttore nell’arte del ferro; il prof. Colapietro era insegnante di italiano>>

Lo sguardo ai manifesti di orchestre, cantanti, bande, opere liriche, attaccati ai muri della sua “bottega” fa intuire la sua viva passione per la musica, che ha seguito e segue quando può nelle varie feste patronali. Ogni tanto si intristisce quando pensa, per un attimo, di essere rimasto solo; la sua compagna le è stata sottratta da un mortale incidente stradale, mentre attraversava le strisce pedonali; i suoi tre figli, felicemente sposati, non risiedono a Turi.

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