di Mino Miale
La cultura cattolica, cristianizzante di Turi porta l’impronta dei Moles ed essa, in particolar modo, si riflette nel Carnevale; è facile capire perché S. Oronzo guida le “anime del Purgatorio” già dalla Grotta per scongiurare l’assalto dei briganti alle porte del paese in quel 1799.
Tradizionalmente il Martedì grasso a Turi era il giorno più importante del periodo dedicato al risveglio della Natura dopo il freddo invernale. Nell’articolo di Gonnelli tutto sembra concreto, reale, storico ma magnificamente leggendario, tanto da essere giunto a noi, pur incapaci di restituirne l’essenza, con un linguaggio puramente teatrale.
Col tempo l’elemento storico, intorno a cui la fantasia ha elaborato la sua meravigliosa fiaba, è testimonianza sicura del grande amor patrio, religioso e familiare dell’antico popolo turese che poté, più tardi, fondare una tradizione che ancor oggi dura: la grande Festa di Sant’ Oronzo.
Nella mia sceneggiatura teatrale del Carnevale storico turese , è fondamentale la presenza scenica di una figura mitologica rappresentata in una delle formelle maiolicate presenti nella Grotta di Sant’ Oronzo: Persefone.
I miti furono le prime creazioni della fantasia umana e vennero plasmati dalla profonda necessità di interpretarne in maniera allegorica tutti i fenomeni della vita. Il timore degli uomini davanti alle forze incontrollabili della natura, i loro afflati metafisici, la comprensione della loro impotenza, ma anche della loro unicità; anche i loro principi etici, su cui avrebbero basato la vita ed il rapporto reciproco, espressi attraverso racconti fantastici dal contenuto simbolico.
Quando rappresentammo a Turi ( in occasione della presentazione del libro di Bianca Tragni “Il cibo dei morti” ), la dea Persefone, simbolo della rinascita e della fertilità della terra, impersonata da Francesca Savino, assistemmo ad un impatto fortissimo sul pubblico presente.
Per Pina Catino, in un convegno dedicato alle maioliche della grotta di S. Oronzo,
I miti greci e romani sono una componente essenziale, indelebile del nostro attuale patrimonio culturale.
Pieni di profonde rivelazioni sull’universale condizione umana, i miti si svilupparono in risposta a un gran numero di differenti necessità sociali e psicologiche.
Persefone è il simbolo dell’alternarsi delle stagioni, il morire e il risorgere della natura.
Moglie di Ade – dio degli Inferi, figlia di Zeus e di Demetra – dea della terra e protettrice della fertilità.
Divinità agraria come la madre, formano una coppia indissolubile.
Il mito narra del suo rapimento, da parte di Ade, dio dell’oltretomba e signore dei morti, innamorato di lei, “consenziente Zeus”.
Demetra, accortasi che Persefone – Kore (la fanciulla) era scomparsa, la cerca per tutto il mondo, trascurando la terra, provocandone il rinsecchimento e sconvolgendo quindi l’ordine del mondo, ma alla fine ottiene che Zeus ordini ad Ade di restituirle Persefone.
Ade, tuttavia, aveva preso le sue precauzioni facendo mangiare alla fanciulla chicchi di melagrana; ora, chi avesse visitato l’ Impero dei morti, e qui si fosse cibato di quei semi, non sarebbe più potuto risalire al soggiorno dei vivi.
Demetra, quindi, dovette arrivare a un compromesso: Persefone avrebbe diviso l’anno tra gli Inferi e sua madre.
Così ogni primavera Persefone fugge dall’ oltretomba insieme ai primi germogli che spuntano dai solchi, ma torna di nuovo fra le ombre al momento della semina; il suolo rimane sterile per tutto il tempo in cui ella resta separatada Demetra: …è la stagione triste dell’inverno.”