Passa a passe 2014

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cippo dell'Annunziata

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La primavera tarda a farsi sentire; le piogge impensieriscono gli agricoltori; oggi il sole ha riscaldato l’aria  offrendo ai turesi e nuovi residenti una piacevole giornata invogliando a partecipare al rito del Passa a Passa; verso le 12, la Confraternita dell’Addolorata, preceduta “do tammurre de Muole” partendo da S. Domenico, ha raggiunto la cappellina di San Rocco, dove si è conclusa la messa celebrata dall’Arc. don Giovanni Amodio;  con ali di folla  hanno sfilato i portatori del cippo ligneo dell’Annunziazione, seguito dai fedeli ma soprattutto da padrini e madrine per mano un bimbo con una o più fasce colorate a tracolla, segno della durata del legame e del ripetersi del rito; insieme, cantando per invocare la protezione della Madonna; in processione si compiranno tre giri intorno alla chiesetta di S Rocco. ( quaderno n. 8 pag 116 della Rivista “sulle tracce”). l’Associazione Mus. “Maria SS Ausiliatrice guidato dal maestro Valerio Savino e la Bassa Musica “U Tammurr” di Mola di Bari inondano la piazza e le vie cittadine di note musicali. album fotografico

Il passa passa detto anche passata è la sopravvivenza di un antico rituale magico-religioso legato alla prevenzione e alla cura dell’ernia infantile.

Nel tempo si è caratterizzato in diverse tipologie: passaggio attraverso un arco di foglie, un arco di pietra,una porta e poi un percorso circolare intorno ad un luogo sacro, come nel caso di Turi. Il passa-passa a Turi si svolge dal 1903, anno in cui i turesi hanno cominciato a disertare i passa-passa di Gioia del Colle e Rutigliano.

La data non è casuale, ma è legata alla storia della cappella di San Rocco, intorno alla quale si svolge il rito. Famiglie di notabili turesi costruivano cappelle in memoria dei loro defunti, o donavano risorse in favore di conventi e opere pie. Anche la dedica a San Rocco, santo taumaturgo di Montpellier, potrebbe avvalorare l’ipotesi di una vocazione popolare del restauro.

Attualmente a Turi il rito che si svolge il 25 aprile è una manifestazione di fede, ben articolata, un grande anello di piccoli a adulti che girano passo dopo passo intorno a tre isolati, compresa la chiesetta di San Rocco, presso Largo pozzi. Pregano la Madonna Annunziata affinché protegga particolarmente i bambini e li liberi da ogni male, soprattutto dall’ernia, detto il male della Madonna.

Il nostro è stato, in anni passati, un popolo dì lavoratori a volte sottoposto a duri sforzi fisici, per cui facilmente era afflitto dal male dell’ernia che veniva chiamato “u’ guè de la Madònne” cioè il guaio dal quale ci scampi la Madonna. I credenti, quindi, spontaneamente, invocavano la Madonna per affidare i piccoli alla sua materna protezione. Ancora oggi il rito segue la sequenza tradizionale.     Alle 11.00, dalla chiesa di San Domenico in via XX Settembre, la confraternita dell’Addolorata si muove per raggiungere la chiesetta di San Rocco. E dare inizio alla processione che dura circa trenta minuti. La confraternita si posiziona all’inizio del corteo processionale, quindi segue l’immagine della Madonna Annunziata e dietro di essa, incolonnati per due presso ciascun bordo della strada, procedono i padrini e le madrine con i bambini e il resto dei fedeli. Il sacerdote guida il canto e insieme si recita il rosario. La recita delle decine del rosario occupa esattamente il tempo occorrente per svolgere i tre giri intorno alla chiesetta e ai due isolati.

Dal 1902 si sono succedute ben tre statue dell’ Annunziata. Con il passare degli anni la prima statua, quella vestita, si deteriorò.La seconda immagine fu acquistata subito dopo, anch’essa con il passare degli anni si deteriorò e fu custodita in una masseria di proprietà di un avvocato di Putignano. La terza statua, quella attuale, fu commisionata nel 1965 da don Donato Totire e scolpita in legno cirmolo alpestre da Luigi Santifaller, di Ortisei.   E’ un’autentica opera d’arte, scolpita in un grande tronco, ad alto rilievo: l’ Annunziata, l’Arcangelo Gabriele e lo Spirito Santo, sotto forma di una colomba. I bambini portano uno, due o tre nastrini colorati al braccio o a tracolla, a seconda del numero dell’anno di esecuzione. Vengono loro regalati dal padrino o dalla madrina; non c’è una misura precisa da seguire, il colore dipende dal gusto personale. L’uso del nastrino è solo un modo per ricordare il numero dell’anno di partecipazione consecutiva, dato che il rito si svolge per tre anni di seguito e non ha più alcun significato di carattere magico. I bambini che partecipano al rito hanno varie età; di solito il primo anno di passa-passa si fa coincidere con il terzo anno di età. Durante la processione,  alcuni dei più piccoli hanno palloncini colorati legati al braccio e gli altri sono portati in braccio dal padrino o dalla madrina. Al termine del terzo giro, dopo la benedizione, i genitori dei piccoli invitano il padrino o la madrina a pranzo. Al terzo anno di partecipazione consecutiva oltre il pranzo c’è lo scambio dei regali, ed è un occasione per stare insieme. Ai padrini e alle madrine si regalava, anche oggi, un dolce tipico turese, la faldacchèa fatta di pasta di mandorle.  Stefano Colapinto, detto di caramèlleII passa-passa non si è sempre svolto il 25 aprile; nei primi anni si svolgeva il 25 marzo, data appunto della festa della Madonna Annunziata ma perché spesso in quel periodo faceva molto freddo e la data coincideva con il tempo forte della Quaresima, don Donato Totìre, rettore della chiesetta di San Rocco, la fissò nel 1950 al 25 aprile, approfittando della festa nazionale per la liberazione dell’Italia, giorno festivo in cui grandi e bambini potevano partecipare tranquillamente.In passato, il giorno del passa-passa era l’occasione in cui molti usavano mettere abiti e scarpe nuove. Vi erano presenti le trainètte con arachidi, noci, mandorle meddèsche, olive, pestizze, pistacchi,  castagne o prèvete, lupini, palloncini, giocattoli, tipici delle feste.  Il signor Trifone Costantino, inaugurava la Stagione portando in giro il suo carrettino con i gelatì. Questo ricordo è ancora vivo nei turesi che aspettavano la festa per poter gustare le specialità di Trifone. Mentre si svolgeva u’ passèggie nella villa comunale, nei pressi dello svolgimento del rito. Si coglieva l’occasione per fare le foto ricordo con i padrini o madrine in villa e soprattutto vicino alla fontana. 

 (dalla tesi di Laurea in Storia delle tradizioni popolari dal titolo: “Il passa passa diffusione di un antico rituale” della dott.ssa in Lettere Moderne Angela Minoia disponibile presso la Biblioteca Comunale di Turi) 

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