Turi cimitero colerosi – ricerche storiche

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cimitero colera

Con l’aiuto della responsabile dell’archivio storico, Maria De Tomaso, proveniente dal CRSEC-Puglia, ho voluto conoscere documenti inerenti la realizzazione del campo Santo a Turi ed approfondire la tempistica e le modalità d’intervento durante il periodo 1835-1854 relativo al fenomeno infettivo del colera, che ha portato alla costruzione del cimitero dei colerosi.

 

Turi conserva ancora il cimitero dei colerosi. Sul cancello di accesso si legge un’epigrafe:

IN QUESTO LOCO

A’ MORTI DI COLERA

 FUNESTA RICORDANZA

PER SUPERIORE COMANDAMENTO

FURON DATI GLI ESTREMI OFFICI DI SEPOLTURA.

O VOI CHE PASSATE

PREGATE DAL SIGNORE A TUTTI LORO

LA VITA DEI BEATI.

L’AN­NO 1837

 il 2 novembre, l’ Arci­confraternita del Purgatorio  cantava decenni fa il «Libera me Domine» e pregava per tutti quegli infelici.

La realizzazione del  campo Santo o cimitero nasceva in seguito all’editto di Saint-Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures), emanato il 12 giugno 1804 da Napoleone Bonaparte, che proibiva le tombe all’interno degli abitati urbani per ragioni igieniche ed egualitarie. L’editto fu esteso all’Italia il 5 settembre 1806.

Le finalità dell’editto erano due. La prima era igienico-sanitaria: si rendeva necessario evitare di continuare a stipare i corpi dei defunti nelle chiese e la conseguente diffusione di orrendi olezzi e malattie. La seconda finalità era invece di tipo ideologico-politico: le tombe dovevano essere tutte uguali tra loro, nel rispetto del principio rivoluzionario di uguaglianza (ovviamente però fu consentito ai personaggi o alle famiglie illustri di avere in concessione dei terreni su cui costruire il loro sepolcro con monumento commemorativo annesso).

Decreto di Francesco IIl 12 Dic 1828, FRANCESCO I, Re del Regno delle due Sicilie, di Gerusalemme, Duca di Parma, Piacenza, Castro, Gran Principe Ereditario di Toscana ec. ec. (2) ,” volendo che l’opera dei camposanti sia ultimata con rimuovere gli ostacoli che l’hanno ritardata……..,”  emette il Decreto (pubblicato in Turi il 7 maggio 1939) per la realizzazione dei campo Santi  secondo la legge 653 del 11-3-1817, le cui  disposizioni tardavano ad essere eseguite per opposizione del Clero, del popolo che non voleva abbandonare la pratica della tumulazione apud ecclesiam ed anche per penuria di fondi comunali.

Il 29 nov 1829, per aderire ai nuovi regolamenti di polizia mortuaria, il sindaco Domenico Aceto avviò a Turi la progettazione del Camposanto per tumula­zione nel giardino attiguo alla chiesa rurale di Sant’Oronzo.

Nel 1830 in cassa del Comune erano 200 ducati; poiché  Nicola Giacomo Gigantelli, maestro murario nominato per la realizzazione del cimitero era trapassato, fu nominato Giovanni Schettini maestro murario di Noci, “uomo di esperimentata probità” per la realizzazione del Cimitero.

Il progetto fu ripreso nel 1833 dal sindaco Dome­nico Menelao e i lavori ebbero effettivamente inizio in quello stesso anno.

Ma, dai bollettini dell’Intendenza Terra di Bari, retta dal Marchese di Montrone(1), si viene a sapere, il 29 luglio 1835, che il Cholera morbus è già in Tolone ed in altri luoghi del Mezzogiorno di Francia; l’11 agosto 1835 è già avanti il Cholera in Torino, Genova e Cuneo; è d’uopo, quindi,  che siano prontamente eseguiti li sette articoli del regolamento sanitario, comunicato dalla circolare del 23 dicembre del 1831 dell’Intendente, “unitamente al notamento dei medicinali”;

Oggetti medicinali per la cura del Cholera morbus, di cui ogni farmacia deve fornirsi sono:
Cantarella, Semi di Canape, Canfora, Etere solforico, ammoniaca liquida, laudano liquido di Sidenham, spirito di Minterero, Rabarbaro, aceto aromatico di quattro ladri, acqua distillata di amenta, acqua teriacale ,ammoniaca concreta,mercurio dolce,sale di assenzio alcalino,assa fetida, polveri di Dower,olio ossenziale.

Nell’ott. 1836 si vieta la vendita di carne di porco e vino nuovo; disinfettazione col cloruro di calce di coloro che provengono da luoghi infetti (sciogliendo un’oncia del prodotto in una libbra di acqua) .

Nel luglio 1837 vige il Divieto d’ ingresso nella Provincia senza autorizzazione o certificato, mentre i lavori del nuovo cimitero vengono sospesi: anche a Turi si attiva la commissione sanitaria: Il primo caso di colera a Turi si ebbe nella notte del 31 ago 1837

Ora, più che occuparsi della costruzione del nuovo cimitero, bisogna provvedere con urgenza alla sepoltura dei colerosi, che per ovvie ragioni igieniche e in virtù del nuovo regolamento mortua­rio non potevano essere sepolti nelle chiese. Il sindaco Giannini, collaborato dalla Commissio­ne sanitaria comunale, provvede ad allestire una fossa comune in un appezzamento di terreno agricolo abbastanza profondo, della superficie di mezzo vignale a distanza ragguardevole dal centro abitato, in una lama sulla strada comunale per Castellana. In quella fossa vengono inumati i colerosi, ivi trasportati notte tempo.

Il 5 Settembre 1837 – Sindaco VA Giannini – i Deputati volontari vengono assegnati alle quattro sezioni in cui era stato diviso Turi per assistere la popolazione  durante la pestilenza; essi sono: Michele Giammaria, Francesco Curzio, Domenico Aceto, Francesco Feliù, Giuseppe Gonnelli, Vitantonio Giannini di Natale, Nicola Gazilli, Paolo Capone, Giuseppe D’Eramo, Domenico Nardelli, Paolo Zita, Domenico Menelao, Francescantonio Totire Ippoliti, Filippo Perfido, Pietro Favale, Vito Lorenzo Mirizzi e Francesco Colapinto.

Lo stato di allerta cessa il 9 Dic 1837; sono  dismesse tutte le barriere, ed officine sanitarie, e rigorosamente vietata ogni sorta di disinfettazione e fumigazione permessa, o eseguita finora in taluni comuni.

al 21 dicembre 1837,  risulteranno 35 morti  di cui 10 maschi su 41 attaccati dal morbo e 25 donne su 86, la maggior parte contadine.

Era necessario che il cimitero fosse recintato e sorvegliato, per cui fu posto un custode ed avviati bandi per la realizzazione del muro di cinta, mettendo a disposizione 240 ducati (3).

Il 6 dic 1938, dopo due bandi andati deserti, vengono aggiudicati i lavori a Giovanni D’Addiego, di Giuseppe Niccola maestro murario e Francesco D’Addiego, di Fr.sco Paolo concia pelle di condizione, quale garante,  per lo prezzo di ducati undici la pertica (3).  (era cons. anziano Totire Ippoliti e   Sindaco Vitantonio Giannini)

Per lo Scandaglio nella progressione dei lavori per cingere  di muro il campo Santo dei cholerosi e per confermare i pagamenti degli anticipi,  Pietrantonio Schettini Maestro Murario del Comune di Noci domiciliato in Turi, viene  invitato dal Sig Sindaco D. Vitantonio Giannini ed assistito dai Deputati vigilatori delle opere pubbliche comunali, Signori D. Michele de Bellis, D.  Donato Paolo Zita,

Mentre l’Intendente invia per sopralluoghi l’ingegnere Mavillione Felice.

Nel 1843 Il Cimitero lungo 180 palmi e largo 90,  viene  finalmente recintato con mu­ro a secco alto 9 palmi, largo 3 e profondo 4 . Nel lato sud è  montato un cancello in ferro battuto al di sopra del quale fu apposta l’iscrizione scolpita a mano, su lastra di pietra quadrata, sopra indicata.

Il 25 maggio 1844, viene  emesso il mandato di restanti  ducati 126:29 a favore di F.sco D’Addiego per il fine lavoro.

Nel 1854, sotto il sindacato di Cesare Giammaria,  si ripresenterà l’infezione per la quale moriranno  10 maschi (9 contadini) e 8 femmine tutte contadine.

Agosto 1854  espedienti igienici nell’interesse della salute pubblica: spazzamento delle strade, divieto di cibi corrotti, non tolleranza acque stagnanti, repressione frodi con carni equine; i contravventori a quest’ultimo reato saranno puniti con ammenda di 29 carlini e con giorni 29 di carcere, oltre all’inibizione del loro mestiere.

Tra le cure dei infetti venivano usate anche le sanghisughe, mentre si usava il cloruro di calce per la disinfettazione.

Turi 7 agosto 1854
Noi Cesare Giammaria, Sindaco di Turi, volendo colla sollecitudine che si può maggior dare esecuzione alle prescrizioni comminate dal Sig. Intendente….abbiamo proceduto all’installazione di una commissione sanitaria nel santissimo fine di provvedere a quanto possa tornare utile alla pubblica salute…abbiamo fatto invito per convenire in questa Cancelleria comunale i signori:
D. Antonio Canonico D’Addiego Economo Curato
D. Nicola Valerio Giudice del Circondario
D. Guglielmo De Donato dottore in medicina
D. Michele Caracciolo
D. Enrico Aceto, notabile di questo Comune
I quali gentilmente accorsi al nostro invito…...

è stimata adottare i provvedimenti che seguono:
1° che per l’ospedale di Colerosi fossero destinati i sottani lungo la strada dei pozzi di proprietà degli Eredi del fu Vitantonio Acito
2° che l’intero paese fosse diviso in quattro sezioni, destinando a ciascuna una farmacia…….
La prima sezione principierà da largo della Chiesa girando per la strada di Cozzolongo, forno comunale casa de Bellis, i contorni terminerà ai contorni di S Vito. A Questa sezione sarà destinata la farmacia del signor D.  Francesco Acito. Per quello poi che imporrà sorveglianza per la nettezza di detta sezione ne saranno deputati i Signori
D Domenico De Donato
D Diego Martinelli
D. Giuseppe Fiore
La 2^ Sezione principierà dal palazzo del Signor D. Giuseppe Zita, percorrendo la strada del Signor Giannini verso porta nuova, palombaro, Sant’Andrea, contatti la stradella verso S Nicola. A Questa sezione a cui affidata la farmacia del signor Scalera, i Deputati per la nettezza  delle strade , i bisogni degli infermi colerosi, che potranno afferirsi in detta sezione i Signori………………

22 Dicembre 1854 l’Intendente provinciale, Comm. Luigi Ajossa, invia una lettera di encomio per la Signora Cuomo Adele, vedova Franchini per la sua filantropia, mettendo a suo carico le spese occorrenti per tale infausto avvenimento.

Nel 1884,  il cimitero di via Vecchia Castellana, luogo e testimonianza del Cholera-Morbus,  accolse ancora altri  73 morti per colera, pochi rispetto alle vittime nei paesi viciniori.  La Comunità turese, dopo tale epidemia,  mise sù un comitato cittadino per ringraziare pubblicamente, per la sua dedizione  ed impegno di medico,  il dott. G. De Donato ( http://www.turionline.it/2010/09/guglielmo-de-donato-medico-condotto/ ), facendo apporre una lapide sulla sua abitazione di via maggior Orlandi.

Su una lapide marmorea posta a destra  entrando nel cimitero dei colerosi, si legge  questa epigrafe:

MCMXXX

la pietà degli umili rivendicò

alle ingiurie del tempo

e all’ingratitudine degli uomini

questo sacro luogo

e ne segna nel marmo il ricordo

perchè altri serbino viva la memoria per

i trapassati

Diventato monumento Storico e sottoposto a vincolo e tutela con DM del 20 Marzo 1993,  il campo Santo dei colerosi fu restaurato con atto di GC n 753 del 1994, Sindaco Menino Coppi.

Vandali e incivili lo hanno devastato e l’abbandono lo ha reso non fruibile. I vari tentativi di responsabilizzazione civica non sono andati a buon fine; si voleva affidare, tra l’altro, agli scouts di Sir Robert Baden-Powell, ma rimase l’idea e l’intestazione della piazza antistante il cimitero.

Il cammino di un popolo unito è faticoso ma la realizzazione di obiettivi comuni lo rende forte e duraturo. La conservazione di un passato è patrimonio di tutti, la consapevolezza è necessaria per quel cammino comune.

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Il colera è una malattia infettiva del tratto intestinale, caratterizzata dalla presenza di diarrea profusa, È causata da un batterio gram-negativo a forma di virgola, il Vibrio cholerae, identificato per la prima volta nel 1854 dall’anatomista italiano Filippo Pacini e studiato dettagliatamente nel 1884 dal medico tedesco Robert Koch. 

     Italia 1835La malattia del colera era temutissima dalle popolazioni non tanto per i morti che provocava, quanto perché rapida, violenta, misteriosa ed esotica. Endemica in alcune regioni dell’India da tempi immemorabili, si diffuse a macchia d’olio in Asia, Africa ed Europa a partire dal secondo-terzo decennio del secolo XIX. In Italia molte sono le epidemie di colera nell’Ottocento, ma tre sono le maggiori: due preunitarie, nel 1835-37 e nel 1854-55; l’ultima in età liberale, nel 1884. La prima epidemia fece circa 160.000 morti nel Regno delle Due Sicilie nel 1836-37, di cui 90.000 nella parte continentale e 70.000 in Sicilia.

Il colera seguì la peste come malattia epidemica, devastò l’Asia e l’Africa già nel 1817. Fu portata in Europa da soldati russi e quindi colpì per prima la Russia, poi la Polonia e di seguito tutte le altre nazioni.
Tra il 1835 e il 1838 colpì inesorabilmente tutti gli stati italiani, in tempi diversi secondo il seguente ordine cronologico: il Regno di Sardegna, il Lombardo-Veneto, il Ducato di Parma e Modena, il Granducato di Toscana, lo Stato della Chiesa ed infine il Regno delle due Sicilie.
Per avere l’idea del numero dei morti dovuti al colera basti pensare che solo il Veneto ebbe 22.000 decessi su 43.000 casi accertati; in Lombardia i dati ufficiali recitano 60.000 casi accertati di cui 32.000 morti.
Il morbo, in regressione nel Nord Italia, si presentò drammaticamente a Napoli tra l’Ottobre e il Dicembre del 1836 e in soli tre mesi i bollettini sanitari registrarono circa 9.600 casi con 5.200 morti. In seguito si estese in Puglia. Nell’Aprile del 1837 il contagio riapparve nel Regno di Napoli mietendo vittime nella misura di 100 casi al giorno. Dal 13 di Aprile al 26 Settembre i casi di colera registrati a Napoli ammontavano a circa 21.000 di cui 14.000 mortali.
Con il sopraggiungere del nuovo inverno gli effetti del colera cessarono. Processioni e messe furono celebrate a titolo di ringraziamento. Il colera fu debellato alla fine dell’800 con l’arrivo dagli U.S.A. della corteccia di china. 

 

  1. DE BIANCHI DOTTULA, Giordano, marchese di Montrone. –( Montrone (Bari) il 31 gennaio 1775 – Napoli il 18 febbraio 1846). Avendo attivamente partecipato ai moti liberali del 1799, dovette esulare in Francia e là fu volontario nella cavalleria di Murat,  Dopo la restaurazione fu, nel 1831, Intendente della provincia di Bari e, nel 1842, consultore di stato.
  2. FRANCESCO I sale al trono Il 4 gennaio 1825 alla morte del padre Ferdinando I  e muore il 1830  e gli succede Ferdinando II fino alla sua morte a Caserta per setticemia a maggio 1859, dopo essere stato a Bari per lo sposalizio di suo figlio Francesco con Maria Sofia di Baviera, sorella dell’imperatrice “Sissi”. (interessante la sua biografia e la sua politica durante il suo regno  http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_II_delle_Due_Sicilie )
  3. MISURE USATE nel REGNO di NAPOLI

palmo=26,4 cm

1 pertica agrimensoria= 1,85 m= 7 palmi

1 grano = 10 cavalli (chiamati piccioli in sicilia)

1 carlino d’argento =10 grana = 12 piastre

1 ducato=10 carlini=100 grana  –   la monetazione aurea dei ducati: 30, 15 (rarissimo), 6 e 3.

In argento furono coniate la piastra, la mezza piastra, il tarì e il carlino.

In rame, i 10, i 5 tornesi e il tornese, cui aggiunse il grano, dopo 25 anni.

oncia= 2,6 g

libbra = 12 once = 0,32 Kg

  • Vito Totire, sulle tracce vol. II, Centro Studi di Storia e Cultura di Turi 1999,  ha pubblicato un articolo “luoghi e testimonianze del cholera-morbus”.
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