Peripateti a TARANTO

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Domenica 23 Febbraio
Il Club di Territorio di Taranto in collaborazione con Taranto Turistica hanno presentano una innovativa passeggiata fra i viali alberati di Villa Peripato, proprio come facevano Archita e gli altri filosofo peripatetici. Una passeggiata per raccontare la storia di Taranto, dalle origini ai giorni nostri, riappropriandoci di uno spazio comune.

Dopo i saluti di benvenuto del Console di Taranto Angelo D’Andria ad folto gruppo di partecipanti,  è iniziato il giro, condotto dall’archeologa e scrittrice Silvia Quero e la guida turistica Lavinia D’Andria, che hanno catturato l’attenzione dei convenuti nel raccontare non solo la storia e l’archeologia, ma anche leggende, aneddoti e delizie della società tarantina nel corso dei secoli.

Illuminati da un sole primaverile, lento pede, siamo stati incantati dalle due voci femminili che ci hanno tratteggiato alcuni particolari della Taranto spartana, romana e ottocentesca.

La Villa comunale Peripato di Taranto occupa un sito che domina il Mar Piccolo.  L’area, dall’estensione di poco meno di 5 ettari, insiste su di un banco di roccia calcarea, mentre più in profondità vi sono banchi di argilla del Bradano.

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Una balconata ottocentesca offre una  vista mozzafiato sul mar Piccolo..
Il suo nome Villa Peripato fa riferimento alla scuola peripatetica  aristotelica, di cui fu illustre esponente il filosofo e matematico tarantino Archita; il maestro teneva le sue lezioni passeggiando e discutendo insieme agli allievi.

Nella storia del paesaggio tarantino, il giardino è sempre inteso con finalità utili: alberi da frutto e soprattutto agrumeti ad uso esclusivo della famiglia proprietaria. Non fa eccezione giardino S. Antonio (l’attuale villa), di proprietà della nobile famiglia de Beaumont, che già alla fine del XVII secolo possiede fuori la Porta di Lecce, lungo l’antica strada di S. Lucia, due giardini coltivati con “frutti communi ed agrumi”, terreni seminati, vigneti di “uva longa” e, nel prospiciente Mar Piccolo, due sciaie di ostriche e cozze pelose.
Nel 1832 l’ultimo discendente della famiglia sposa la nobile Maddalena dei marchesi Bonelli di Barletta, protagonista della vita economica della Taranto di fine Ottocento, molto attiva nella gestione delle masserie di sua proprietà e molto attenta alla villa suburbana di S. Antonio. Secondo i desiderata della marchesa, la località perde la funzione di supporto alle attività agricole e diventa un raro esempio di residenza di villeggiatura. Rispondendo sempre più alla funzione di rappresentanza per la famiglia, lo spazio verde intorno alla casa (prospiciente l’antica strada S. Lucia) si presenta come un perfetto esempio di giardino eclettico tipico dell’Ottocento: ricco di piante ornamentali, intersecato da grandi viali fiancheggiati da alti alberi di pino e acacia, abbellito da siepi di viburno, chioschi formati da alberi piantati in circolo, rotonde di sedili in pietra e colonnine sormontate da vasi di fiori e statue, coffee house in muratura circondata da una gradinata, con volta e cupola in stile giapponese.
Alla morte della marchesa, nel 1906, il patrimonio passa al nipote Filippo Bonelli, il quale dal 1908 inizia una lunghissima trattativa con il Comune di Taranto per la vendita del giardino S. Antonio. Il sindaco Troilo vuole infatti realizzare una Villa comunale più bella e grande del giardino Garibaldi, fino a quel momento unico polmone verde della città. Nel 1909 affida all’ingegnere Cosimo Resta l’incarico di definire il valore della proprietà, che viene poi concessa in enfiteusi perpetua al Comune per 17.500 lire l’anno.
Nei primi anni la Villa rimane pressoché abbandonata: nel 1913 per contenere il terrapieno e dare una forma più regolare al giardino, viene sistemato un muro di cinta con ringhiera.
Nel 1932, in occasione di una parata militare nel golfo di Taranto, 350 operai lavorano per oltre un mese per ripulire e abbellire il giardino: si impiantano la pineta e due aiuole con un enorme fascio littorio al centro; in una piazzetta si colloca un busto di Leonardo da Vinci, proveniente da una nave omonima affondata in Mar Piccolo durante la Prima Guerra Mondiale; nei viali si collocano sedili e colonnine artistiche.
Nel 1933 viene estirpato un antico aranceto, sostituito dal teatro all’aperto La Pineta, poi trasformato in cinema; nel 1936, la recinzione in ferro viene “donata alla Patria”; l’anno successivo, la scalinata monumentale (1913) che conduce ad un lungo corridoio affacciato sul Mar Piccolo, viene abbattuta per fare posto al Circolo Ufficiali della Marina Militare; tra il 1944 e il 1945 gli anglo-americani installano una piscina in cemento; dopo il 1945, il grande piazzale viene adattato a pista di pattinaggio.

Del primitivo giardino di delizie della marchesa Bonelli, fra abbattimenti e successivi rimaneggiamenti, oggi non rimane granché.

La Villa Peripato costituisce una riserva archeologica indiscutibile, in quanto conserva la quota di calpestio antica, relativa alla fase di ruralizzazione degli spazi già occupati dalla città greca e romana. Scavi nell’area furono effettuati occasionalmente già nel XVI e nel XVII secolo e sono ricordati dagli autori locali. Passando agli interventi più recenti, le prime ricerche, effettuate da maggio a luglio 1991, hanno consentito l’individuazione di una serie di strutture murarie, attribuibili ad abitazioni, realizzate a partire dalla prima età imperiale. Altre indagini preventive nel sito, nel frattempo sottoposto a vincolo ministeriale, sono state condotte invece nel 2004. (https://www.giardinidellapuglia.it/i-giardini/taranto/)

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Silvia Quero

Silvia Quero
laurea in Scienze dei Beni Culturali all’Università Aldo Moro di Bari, con tesi in “Archeologia Paleocristiana ed Altomedievale”, competenza che la fa lavorare in progetti di cooperative volti al recupero e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico locale.
Contestualmente, indirizza il suo lavoro specializzandosi nel campo della comunicazione, collaborando con numerose testate giornalistiche come giornalista, consulente editoriale e direttore responsabile.
Nel 2003, dirige una delle prime testate giornalistiche in Italia on line a carattere esclusivamente quotidiano.
L’esperienza nella comunicazione multimediale la porta, fra il 2004 al 2006, a tenere seminari sul tema, presso la sede tarantina della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “Aldo Moro”.
Nel 2016 pubblica il suo primo romanzo, “L’esorcismo di Pietro” , per il quale vince il “Premio Ciaia-Nuove Proposte”, con l’Alto Patronato della Repubblica e da cui trae, l’anno successivo, la performance “La Luce che venne dal mare”, tra musica e narrazione.
Nel frattempo collabora ad opere letterarie collettive e, dal 2018, è Direttore Editoriale della collana InEdit@ (dedicata ad opere sperimentali ed opere prime) della Casa Editrice Edt@.
Ultimo lavoro “Delizie Tarantine. Fatti e misfatti, detti e ridetti, uomini e donne, cose case e chiese: piccola storia delle bellezze intramontabili di una città antichissima»

Lavinia D'Andria

Lavinia D’Andria

Nasce a Taranto e fin da piccola dimostra la sua passione per l’arte e la storia. I suoi studi universitari la portano a specializzarsi in ambito tecnico conseguendo la laurea in Ingegneria Civile presso il Politecnico di Bari, ma anche in ambito artistico in quanto si diploma in Pianoforte presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Paisiello” di Taranto. Docente di musica per la classe di pianoforte presso diverse associazioni culturali e istituti scolastici di Taranto e provincia, Project Engineer e Formatore per la sicurezza presso studi tecnici e aziende del settore.

Per passione intraprende studi artistici in storia dell’arte, storia e storiografia contemporanea e partecipa a diversi master di formazione fino al conseguimento dell’abilitazione a Guida Turistica.
Molto attiva la sua collaborazione con Enti e Associazioni dell’hinterland pugliese e in particolare della provincia di Taranto, grazie alla sua preparazione sia nel campo dell’accoglienza che della comunicazione.

Referente per Taranto del Touring Club Italiano per il progetto “Aperti per Voi” che vede l’attuazione di questa iniziativa, sul territorio tarantino, in ben tre siti di interesse storico-culturale: la Basilica di San Cataldo, il Mudi – Museo diocesano e il MarTa – Museo Nazionale Archeologico.
E’ membro dello staff del Club di Territorio di Taranto del TCI.

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