Turi da visitare

Il Centro storico con le sue stradine strette piccoli slarghi, case con iuse, sottène, soprène e vetterrèle; passeggiare per il Centro storico è come tornare nella Turi più propriamente medievale, dove si scoprono alcuni portali ad arco lunato a sesto acuto, databile al XIV-XV sec., strette viuzze in Via S. Andrea e in Via Arco Palmisano; nel corso dei lavori di ristrutturazione, sono stati rinvenuti frammenti in ceramica dipinta a fasce larghe, di tradizione bizantina, databili al periodo che dal VII al X sec. d.c.; il tutto si sviluppa intorno al Palazzo settecentesco dei Marchesi Venusio, ristrutturato su un palazzo cinquecentesco della famiglia Moles.

 

Alla scenografica  piazza Cap. Colapietro , a cui si affaccia il palazzo marchesale,  seguono   le piazze  S Nicola e Gonnelli , la piazza Silvio Orlandi, ottenuto con l’abbattimento della  porta occidentale nel XVII secolo. In fondo a via XX Settembre la Chiesetta di San Rocco, che per la sua particolarità strutturale è stata a ragione dichiarata monumento nazionale. Essa rientra nelle chiese a due cupole pugliesi, perlopiù medievali. Il corpo di fabbrica è costituito da due ambienti coperti all’interno con volte a calotte emisferiche, di cui sono visibili all’esterno le eleganti coperture a piramidi, con croci terminali, raccordate al resto della fabbrica dai tiburi con cornici a denti di sega. Le stesse cornici ornano parte della struttura. Una particolarità del tetto è la copertura con le chiancarelle, tipica di tutta la Puglia di pietra, dove primeggiano i trulli. La semplice e lineare architettura è ingentilita da un bel portale rinascimentale terminante con un fine timpano. Ma è sul lato lungo che si conserva parte della vecchia entrata, dove su un architrave si legge la data 1507. Del portale rimane un protiro pensile con timpano con arco a sesto acuto. Qui forse c’era un dipinto o un bassorilievo. Sulla facciata svetta un tipico campanile a vela cuspidato a un fornice; intorno ad essa il 25 Aprile si svolge il tradizionale “passa passe”, un triplice giro a piedi di bambini e non accompagnati da padrini.

 

Gli altri edifici sacri più importanti presenti nel territorio di Turi risalgono al periodo rinascimentale e barocco.

 

Caratteristica chiesetta, fatta edificare da privati, è la chiesetta della Madonna delle grazie, oggetto di culto settembrino, durante la festa del Borgo Antico

 

L’impianto della Chiesa Madre risale al Rinascimento; la cappella Moles dedicato ai SS Medici è la più antica.

 

La chiesa, che non è stata ancora datata con certezza, di sicuro nel 1407 fu elevata a Collegiata, in cui venne istituito un collegio o capitolo di canonici. Al 1730 circa si fa risalire la costruzione dell’elegante campanile. La facciata è decisamente neoclassica, caratterizzata da quattro paraste che sorreggono una trabeazione a triglifi. Il tutto sovrastato da un timpano molto accentuato. Il visitatore però rimane più colpito all’interno per la preziosità dell’apparato decorativo e di alcune opere d’arte. A pianta basilicale trinavata, dal presbiterio rialzato, si raggiunge il settecentesco altare maggiore in pietra, dedicato all’Assunta. Attira un bell’altare in stile tardo rinascimentale, datato tra il XV e il XVI secolo, intitolato alla Madonna della Stella. Esso è finemente decorato e suddiviso in tre nicchie da tre colonne elaborate con motivi vegetali e sorreggenti una trabeazione con il fregio decorato. A raccordare il timpano due volute per lato. Nel timpano troneggia l’Eterno. Nella nicchia centrale un celestiale mantello stellato avvolge la Madonna facendo scorgerne solo il volto e il Bimbo Gesù in grembo. Nelle nicchie laterali le statue dei SS. Medici Cosma e Damiano; tutte sono in pietra policromata. Decisamente di gusto più barocco è l’altare. Molte delle opere scultoree nella chiesa sono da attribuire a Stefano da Putignano, come il gruppo scultoreo di una Madonna con Bambino e puttini adoranti, sempre in pietra policromata, collocati sulla parete di fondo della prima cappella a sinistra. Nella stessa cappella è conservata un’ interessante fonte battesimale, a vasca e poggiante su una bestia stilofora tardo-medievale, ora monca.

 

Alla fine del 500 si completa l’ampliamento della Chiesa di San Giovanni Battista e la costruzione dell’annesso convento francescano dell’ordine minore dei Riformati.

 

Del ‘600  è la costruzione della Chiesa di Santa Chiara, terminata nel 1623, alla quale venne affiancato il Convento delle Chiariste. Vent’anni dopo viene edificata la Chiesa di San Domenico e i Padri Scolopi prendono possesso adiacente palazzo, attualmente sede del Municipio.

 

Numerosi gli esempi di pittura barocca a Turi, che si dislocano nelle quattro Chiese storiche: Chiesa Matrice, San Domenico, San Giovanni Battista e Santa Chiara.

 

Caratteristica la torre con l’orologio, fatta erigere presso la chiesa di S. Giovanni, su progetto dell’architetto turese Schettini, dall’Amministrazione comunale. La Torre dell’Orologio svetta tra i tetti di Turi dal 1892, come simbolo “laico” di questa cittadina. Originariamente l’orologio era destinato ad essere sistemato in una torretta sulla facciata del Municipio; poi, per problemi di staticità, si decise di erigere una vera e propria torre in fondo a Via Maggiore Orlandi, a fianco dell’ex Chiesa francescana di San Giovanni Battista; nel 1911 fu risistemato l’orologio; l’opera fu eseguita dalla ditta di Vincenzo Rossi che si servì per le parti in legno del falegname Di Noia Francesco e per il meccano dell’orologio dal Sig. De Nigris Sabino. Il 15 Aprile, vigilia della Pasqua del 1911,  i cittadini turesi udirono la “sveglia” dell’orologio perfettamente funzionante.

 

Sabato 22 agosto 2009, è stato sostituito parte del meccanismo con un congegno elettronico per permettere di far sentire i rintocchi

 

delle ore e dei quarti d’ora.

 

Importantissima per l’architettura e per il culto è la Chiesa di S. Oronzo con annessa Grotta.