“I Campari” – guardie campestri

 

Il 25 aprile 1865, dal “Ministero di Agricoltura Industria e Commercio”, il Ministro Torelli firma, in Torino, e comunica ai Sindaci il regolamento (55 articoli) di Polizia Rurale. Il Sindaco, Michele Caracciolo, in “Sessione Ordinaria di Primavera” prende atto e lo approva nei modi di legge.

Sabino Paolo e Roberto Marino

Sabino Paolo e Roberto Marino

 

I Campari prestavano giuramento ed erano agenti della Pubblica Sicurezza. “Arresteranno e tradurranno innanzi alle Autorità competenti qualunque individuo che avranno sorpreso in flagrante di reato, o che sarà denunciato per clamore pubblico allorché il reato importa pena di carcere, o più grave punizione ai termini di legge (art.26 del regolamento). La nomina, anche del Capo Guardia, sarà di esclusiva competenza della Giunta Municipale”.

 

Il Comune di Turi, l’anno 1867, ha in organico 10 Campari o Guardie Campestri. “Gli individui ammessi saranno di specchiata moralità e provata fede politica”. Preferenze: militari e chi sappia leggere e scrivere, età non oltre i 50 anni. L’anno 1870, il Sindaco Vito Gonnelli, Segretario Comunale Mario De Donato, riforma il regolamento, per adattarlo “alle locali esigenze”. Il 1875, il Sindaco Enrico Aceto, nell’art.10 specifica: “Il salario per tutto l’anno sarà di lire 450,00 (al Capo) e di 360,00 a ciascun guardiano; ai precari aggiunti il salario sarà stabilito tenuto ragione delle mercedi giornaliere che in quel tempo si potranno pagare ai bracciali”.

Curiosità:

1.       dalla Règia Prefettura di Terra della Provincia di Bari, Divisione 2, il Prefetto Miraglia, il 7 febbraio 1882, ordina ai Sindaci di riunire la Giunta e disporre, impegnando al controllo i Campari, quanto segue: “Che i contadini visitino una per una le piante dei mandorli e con le mani, stropicciando forte, schiaccino e distruggano le uova già deposte e agglomerate in forma di anella, per evitare lo sviluppo delle larve e che sia distrutto il malessere entro il 20 febbraio p.v.”

2.       l’11 maggio 1884, Giuseppe Perfido scrive al Sindaco: ”…il sottoscritto onoratamente eletto a Segretario di questa Guardia Campestre dal Consiglio Comunale nella sessione di Prima Vera col presente atto mi dimetto a solo fine del vile compenso… al bisogno offro l’opera mia gratis e ciò a vista delle miserie di questo nostro Municipio, e perché tutti sentiamo il dovere di servire tanto, per quanto le forze permettono” 

3.      leggo i nomi dei 184 turesi che  il 1898 furono multati dalle Guardie Campestri, per “abbruciamento”, pagando lire 3 per ettaro.

4.      leggo, del 14-10-1898, la richiesta del Capo Guardia Raffaele Lefemine: “questo corpo di Guardie Campestri trovasi perfettamente sfornito di armi essendosi ridotti quelle che portano del tutto inservibili giacché essendo di antico sistema, per le tante riparazioni subite ora sono ingrado da farne arnesi da cucina…”.

5.      il 10 aprile 1899 fu deliberato l’acquisto di 15 “fucili di ultimo modello”: ordinati alla Direzione di Artiglieria di Taranto e pagati all’Ufficio postale di Turi con vaglia n°26 del 26 luglio 1899; in agosto, ritirati alla stazione ferroviaria di Gioia del Colle.

 

Tipologie di reato: furti di prodotti agricoli, di legna, pascolo abusivo( furti d’erba); questo perché la gente era povera e cercava la maniera di sopravvivere; non mancavano i dispetti fra contadini. I dispetti! Ancora oggi in uso? Meh! Il Sindaco Rodrigo Aceto, con delibera del 9 ottobre 1906, vistata dal Prefetto il giorno 21 ottobre (N°3309), scioglie il Corpo delle Guardie Campestri e istituisce il Consorzio Guardia Campestre. Ho letto il documento indirizzato al Sindaco, manoscritto e firmato da 12 Guardie il 21 gennaio 1907:“…noi Guardie Campestri diffidati a lasciare il servizio alla dipendenza del Comune ci intendiamo sciolti da ogni vincolo giuridico verso il Comune di Turi, che resta esonerato ed a sua volta svincolato verso di noi Guardiani… accettiamo senza bisogno di disdettarci”. Il Consiglio Comunale stanziò, “in concorso di spesa”, per il triennio 1910/1912, 1000 lire l’anno per la gestione del Consorzio, che assunse lo stesso personale. Il regolamento era fatto di 25 efficaci articoli, vistati dal Prefetto. Formarono la Commissione, per elezione, e sotto la presidenza del Sindaco stabilirono che: ” il salario per ciascuna guardia sarà di 40 lire mensili”. La lista con le firme dei Proprietari che aderirono al Consorzio, debitamente vistata dal Prefetto(Prot. N°5846), fu vidimata all’Uff. del Registro di Casamassima in data 1° agosto 1907.

Iter per l’assunzione in servizio: domanda al Sindaco, domanda alla Questura per il porto d’armi, parere della Commissione, disponibilità. Il 1919, un Funzionario del Comune scriveva sulla domanda di un aspirante: “perché non è protocollata?” Beh!  Il 27 novembre 1920, le guardie Carenza Giuseppe e Dalfino Giovanni, multano il Sig. Buzzerio Francesco di Vito(“transatta col pagamento di £.3”) “perché abbiamo costatato che la mandra delle pecore faceva ritorno in paese propriamente alle ore 17 e non alle 16 come prescrive l’ordinanza del Regio Commissario del 1919 e neanche la sera antecedente avea denunziato all’Ufficio di Polizia Rurale la strada da percorrere e  né tampoco portava la solita campana appesa al collo di nessuna pecora”. Il 19 gennaio 1930: “io sottoscritto Orlandi Dottor Beniamino(Sindaco), in qualità di Presidente del Consorzio Guardie Campestri di Turi chiedo la rinnovazione del decreto di nomina a guardia giurata di….si dichiara che gli stessi, sono assicurati all’Assicurazione Sociale e agl’Infortuni sul lavoro, con polizza n°20894=”. Sono tantissimi i fatti ed i nostri concittadini che dal 1865 al 1980, anno della chiusura del Consorzio, si sono avvicendati in quest’attività, lasciando segni che colgo con simpatia e riassumo; essendo il vissuto lungo e davvero ricco di avvenimenti.

 

Ho parlato con Marino Roberto, classe 1930, in servizio dal 1960 al 1977, e mi ha raccontato di Paolo Sabino, di Bartolomeo De Nigris, di Lonardo Spada, di Vito Romito, di Oronzo Dell’Aera, di Stefano Volza, di Pasquale Danese, di Giuseppe Dell’Aera, di Vincenzo Cistulli e dei Capi Guardia: Francesco Palmisano, Paolo Stanisci e Raffaele Giannuzzi. Avevano il fucile a pallettoni e la pistola “Beretta 7.65” e formavano sei coppie, che si alternavano nelle zone da controllare cavalcando la bicicletta. E le storie dove si chiudeva un occhio? Tante, tante. Avevano una gran voglia di vivere.

Avete mai sparato qualcuno?Madònne! Mai!” . Il 1960 guadagnavano £.60.000 mensili, il 1977, 200.000 lire.

E tutte le chiacchiere che si dicono sul fatto che voi eravate i padroni dei primi frutti?Macché!

E quando i proprietari vi chiamavano a pagare i danni dei furti subiti? “Mah! Sapevamo che poteva accadere; i mariuoli, i nottambuli, i figli di… Poi, c’erano quelli che dicevano: “meglio una notte di luna che sei mesi di giorno”. Poi,  si fecero pochi i consorziati e tentarono di organizzare la vigilanza notturna. E non essendo facile la gestione, finì. I pochi rimasti in servizio consegnarono le armi, le divise, le speranze, i ricordi.

Ma eravate contenti dello stipendio?  La sicurezza che dava lo stipendio fisso era per me motivo di contentezza: poco, maledetto e sempre”. Questa la storia dei “Campari”; uomini al servizio della Legge, della comunità laboriosa ed onesta, della famiglia.

 

 

 Vincenzo Pascalicchio