la Madonna dell’accetta

LA “MADONNA DELL’ACCETTA”

 

di Vincenzo Pascalicchio            

dal  “il Paese” 153/aprile 2007

Mentre scrivevo un monologo, per la gioia dei miei cassetti, la mia concentrazione si smarriva e, giungendo in altri pensieri, apparivano nella mia mente luoghi rimastimi impressi durante l’infanzia, e cioè: campagne di mandorleti e vigneti attraversati da una stradina dove un’Edicola custodiva una Madonna.

Ecco il testo interrotto e rimasto ancora abbozzato: «Ieri ho guardato il diavolo negl’occhi ed ho capito che per essere ammesso nel suo “regno” non è necessario essere un bestemmiatore ma avere la capacità di far bestemmiare gli altri. Ieri ho capito che oltre l’essenziale comincia il suo delirante maniacale impegno. Il suo dominio. Subdolo».

Percorro la strada Casamassima-Conversano e raggiungo una masseria con antistante boschetto dove adiacente rivedo la stradina, un tempo polverosa, che mi porta, dopo tantissimi anni, a rivedere con emozione l’Edicola con il quadro della Madonna del Rosario, protetta da una grata e chiusa a chiave. Ecco l’attrazione che ha fermato un componimento per dare vita e priorità ad un altro. L’attrazione è: un suono, un  tuono, una luce, una voce; ovvero una realtà che attira a sè l’attenzione rispetto a tutto ciò che le sta intorno. La Madonna. Indifesa. Sola. Ecco il mio compito! Indagare, svolgere come un gomitolo i ricordi altrui, unire i tasselli ai miei, e dare pubblicità dell’esistenza e voce all’accaduto. Certo, sono passati tantissimi anni ed è difficile incontrare chi ha sentito dire, e, se ha sentito dire, cogliere.

Accadde che uno della famiglia Lamberti, proprietari di una masseria nella zona e di una grandissima tenuta, devoto della Madonna del Rosario, si ammalò, chiese la grazia di guarire e la ottenne. Per ringraziamento, forse avendolo promesso, nel 1899 fece edificare, in un angolo della sua proprietà, l’Edicola. E dentro sistemò il dipinto. Guardando l’Edicola si ha l’impressione che fosse stata edificata per mettere la Madonna a guardiana dei beni di famiglia. Così non è.

Un giorno, triste, il diavolo mise l’accetta nella mano di “uno” che andò e scrisse con violenza la sua collera. Tutto s’intristì, intorno. Tutti, da quel giorno, passarono dinanzi con timore. Con paura. I Carenza, abitanti la masseria col boschetto, misero una grata, un portafiori, misero sempre un sorriso e dei fiori per Lei e tramandarono la chiave. Io ho cercato, trovato e parlato con Cecilia, ultima custode, che ha aperto la grata e mi ha consentito di toccare l’opera e scoprire con meraviglia che non è una tela ma un dipinto su latta, molto spessa, in una cornice di abete. Mani caritatevoli, ultimamente, hanno rinfrescato il dipinto e curato l’oleandro.

Da quel triste giorno, tutti la chiamano: la Madonna dell’accetta. Io, mi emozionai. Palpai le fessure di ogni colpo inferto, con la delicatezza con cui si tocca una ferita, quasi a voler condividere o alleviare il dolore, feci una pausa e chiesi più tempo per fare le foto e toccare e contare. Madonna! avesti 21 violentissimi e potentissimi colpi d’accetta dei quali 3 al cuore. L’uomo era di certo medio-alto ed i colpi risultano inferti dall’alto verso il basso con la metà superiore dell’accetta. Inaudita violenza.

Mi hanno riferito che “uno”, padrone di un vigneto nelle vicinanze, vide cadere le sue speranze quando un temporale portò una grandinata che devastò anche il suo vigneto. Allora, andò in paese, prese l’accetta e tornò in campagna per incontrare con la follia la Madonna e, dopo aver urlato: “Tu! cosa facevi qui?” divenne un demone. Accadde i primi anni del 1900. Si racconta che codesto “uno” morì affogato in una vasca di morchia. Io penso: la Madonna perdona, il rimorso assopisce per sempre. C’è un’aria cupa in zona che chiede preghiera.

Accadde che in una masseria vicino a quella del Cavalier Lamberti viveva un Medico e la sua Compagna. Una notte, un gruppo di malviventi bussano alla sua porta, agiscono ed entrano chiedendo soldi. Il Medico, si lasciò scappare la frase: “Ti ho conosciuto!”; a questo punto un malvivente scende nel cortile per incontrare il capo che faceva il “palo”, riferisce e ritorna all’attacco con un ordine preciso; legare il Medico e la Compagna nel pagliaio. Asportano la cassaforte e si allontanano. Nel pagliaio, il tramonto. Fu così che l’ultimo diede fuoco alla paglia. Passa del tempo e, uno di loro, emigrato in America, fu colpito da un male incurabile ed in punto di morte confessò ad un Prete l’accaduto ed i nomi dei suoi compagni di avventura. Il Prete riuscì ad avvisare la polizia italiana e furono arrestati. A causa del tempo trascorso, non ci fu accanimento in difesa e si dice che la pena non fu esemplare. Però, il destino disegnò per loro un vivere di stenti ed il rimorso riservò a tutti una bruttissima fine. E’ per questo che penso: la Madonna perdona, il rimorso assopisce per sempre.

Non molto tempo fa, nel pulire e ristrutturare un pozzo nella zona, trovarono quella cassaforte. E’ triste! Però, questo si racconta. Poi si raccontano cose strane. C’è un’aria cupa e grigia e caos che chiede meditazione e preghiera. Scrivere della “Madonna dell’accetta” è ricordare che da 107 anni ha il sorriso di pochi. Io manifesto la speranza che nasca la massima diffusione e l’occasione per dibattiti mariani e riflessioni che potrebbero perfezionare l’anima e sollecitare un’emozione.

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