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Aspettando la XIX Sagra delle Ciliegia Ferrovia

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cestini-ciliege

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      La città sembra stordita sotto un sole surriscaldato; punte di 29-30 gradi colpiscono i passanti; la mattina poche persone  sono in giro per le strade, molte  sono ormai nei propri fondi, arrampicati su di un albero di bigarreau a “spigolare” le rosse e separarle da quelle pallide e gemellate, per correre ai magazzini o a largo pozzi ad offrire la merce, sperando in una buona ricompensa per il proprio lavoro.

Correre è un imperativo per il raccoglitore del prezioso frutto, principale prodotto economico del turese.  Gli incidenti aumentano in questo periodo, ma bisogna correre: per arrivare prima a riempire le cassette, per arrivare prima a vendere e svuotarle.

Il 13 e il 14 Giugno Turi ospiterà la XIX Sagra.

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VIDEO METEO Italia x OGGI e DOMANI

dal Web

      e   DOMANI

  Note
I video vengono aggiornati tutti i giorni entro le ore 10:30.
In caso di radicali cambiamenti del tempo, l’aggiornamento completo avviene tra le ore 12:30 e 13:00 oppure tra le 19:00 e le 20:00

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Beppe Coppi moderno carradore

personaggi in

 (prima parte)

Gli anni 60 con l’affermarsi di mezzi di trasporto meccanici vedono scomparire dalla circolazione i traini e le sciarrette, che vengono abbandonati , venduti o distrutti; oggi nell’era dell’auto (35 milioni in circolazione), si  recupera un patrimonio e ci si compiace di tornare nei week end  a muoversi con mezzi trasportati da cavalli o mule.

A Turi, da alcuni anni, è viva la passione nuova o ereditata per gli animali e per i mezzi tradizionali di trasporto;  sono nate  l’Associazione “Turesi a cavallo” e l’Ass. mule del carro di S. Oronzo”;

Giuseppe Coppi - metalmeccanico carradore

Giuseppe Coppi - metalmeccanico carradore

Progettavo molte volte di conoscerlo ed ora l’ho incontrato nel suo  mondo, un nuovo capannone in via vecchia Sammichele;  ideatore dell’Officina meccanica “Tecno Mec Sud”, Giuseppe, detto Beppe, classe ’77 nato il primo giorno del Toro, un giovane imponente come un corazziere,  dall’animo semplice di un ragazzo, fortemente volitivo  e determinato, lo trovo nella sua officina a sagomare, con movimenti lesti  e ritmici, un ferro prima e un pezzo di rovere dopo, per un traino che sta costruendo. Sono pronte sul cavalletto le due “sdanghe” di acero che accoglieranno il resto.

Diplomato presso  l’ Istituto Tecnico  “ Marconi” di Bari, si è subito impegnato in lavori di metallurgia in aiuto ad agricoltori per i loro mezzi agricoli, guadagnandosi  l’appellativo di “inventore”; da 12 anni Beppe si dedica anche al recupero di antichi mezzi di trasporto; ha iniziato con sostituire alcuni pezzi di un  traine” o di una “sciarrètte” e poi si è messo  a costruirne alcuni di sana pianta; nell’EXPO 2009 facevano bella vista nel suo stand oltre a pregevoli modellini, una sciarretta  ed un traino.

                Ho ora la l’occasione di seguire in parte la creazione di un traino, che si muoverà il 1 maggio per una passeggiata organizzata dall’Ass. Turesi a cavallo.

Per costruire un traino era necessario un paio di mesi; ora due settimane sono sufficienti, grazie ai strumenti elettro-meccanici a disposizione del carradore. Un tornio, una pressa, oltre ad altri utensili sono di grande aiuto a Beppe che li usa con maestria e precisione. 

Sono  trascorsi molti decenni, da quando i “ trainiere” , conduttori di traini, lavoravano “a vetture per conto di commercianti o vecchi costruttori e solo molto raramente lavoravano in proprio; talvolta il pagamento era “a giornata”; alcuni si radunavano presso la locanda  di De Carolis Francesco, Ciccielle  spreposte, commerciante di vino; Vito Grazio “Ciaffone”, ricorda Tommaso Di Venere, per vent’anni ha fatto la vettura da Turi a Bari e poi suo figlio “Antoniucce“,  fino a quando non arrivò il camione di Gino Ferrante, tra i “trainiere” c’erano “Peppine Gagliarde“, Peppine Susca, che andava alla giornata ad “Anzidde Anzidde”;  io mi ricordo dei fratelli  Spada, “bacchettone”,che abitavano giù alle scale vicino a Iannine Perfide, venditrice di tessuti in via Vincenzo Orlandi 42. Il vino veniva trasportato in botti di legno “caratiedde”.  “U traìne” trasportava le mandorle, olive, uva in  tini ovali lunghi e stretti e anche persone.

carro-a-polignano 1960

S. Vito a Polignano 1960

Beppe, ora  lascia la lima che arrotondava la “manecèdette du palascione” e mi concede il  suo tempo per descrivermi le parti del carro: sdanche, lozze, scocchele, staffone, la grappe, i rèsce, la corona, la martelline, i sbranche de fierre, u barelotte,  la valanzone, u ciucce sono suoni che danno timbro ai pezzi citati.   Beppe torna alla sua “creatura” ed io mi congedo da lui e da Vito suo collaboratore, promettendo di tornare di nuovo per continuare un discorso appena cominciato.

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S. Valentino al tempo dei balilla

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Turi 14 febbraio 2009

Oggi , S Valentino è festa per  gli innamorati che si scambiano doni e, molti, consumano la serata insieme, in un ristorante, in una pista da ballo, al cinema, in centro benessere…

Ma come “vivevano” questo giorno  i fidanzati molto tempo fa?

Rivolgo questa domanda a Di Lauro Domenico  classe 1914 e Catalano Ippolita (Poldina)  classe   1921, insieme dal 1942; lui mi accoglie con simpatia e benevolenza, offrendomi subito un bicchiere del suo vino rosso che riscalda il mio corpo infreddolito  da una temperatura che precede una nevicata, mentre lei  mi invita ad accomodarmi davanti al camino acceso.

Domenico, memoria lucida, mi  racconta subito che ai suoi tempi non esisteva la festa di S Valentino.  Ha pensato sempre al lavoro; devoto di S Oronzo è confratello della congrega stessa dal 1927; cantava (in latino)nelle celebrazioni religiose più importanti; in queste occasioni metteva alla prova le sue doti canore.

D: Come vi siete conosciuti?  il vostro fidanzamento?

R: la mia vita con Poldina iniziò con un piccolo bacio rubato in campagna sulle scale tra le chiome di un albero d’olivo durante l’inverno del ‘36.  Lei, quindicenne,  mi incantò e da allora giurai al mio cuore che sarà il mio amore per tutta la vita.

Poldina viveva con i genitori, 3 sorelle ed un fratello in via forno D’Addante; Domenico uno di otto figli, lavorava per la famiglia Elefante.  Erano tempi allora che ci si preoccupava solo di lavorare e che la ragazza si poteva amava da lontano, furtivamente, con bigliettini d’amore. Era difficile entrare in casa dell’amata, per parlarle o per vederla un attimo; il padre Vincenzo, severo come tutti i padri d’allora, non permetteva che ciò avvenisse, prima di un fidanzamento ufficiale. 

Domenico, nel ’37, viene chiamato al servizio di leva e, dopo aver salutato tutti i suoi parenti ed amici, volle manifestare  pubblicamente il suo amore; chiamò Peppino Menelao, barbiere suonatore di violino,  e Francesco Mallardi chitarrista  e a mezzanotte organizzò  una serenata  sotto la casa dell’amata  e cantò, appassionatamente,  Scrivimi”(parole di Frati-Raimondo e  musicata da L. Tajoli).

Poldina commenta che lei, a letto con le sorelle già dalle 8 di sera, durante la serenata non si mosse e la mattina, tuttavia,  fu redarguita dal padre per la “sceneggiata” del suo innamorato.

Domenico e Poldina in viaggio di nozzeQuesta canzone Domenico vuol cantarla nella trasmissione  televisiva “la Corrida”di Corrado ed ora di G Scotti; ha fatto i provini e sta pazientemente aspettando; è sempre innamorato della sua Poldina e vuole dichiararle ancora pubblicamente questo amore.

Mi racconta Domenico  che nel ’41 fu richiamato e partì per l’ Albania, dove fu tradotto con la sua compagnia di artiglieria con il compito di segnalatore con bandierine; lì conobbe Vincenzo Bolognini, un furiere,  che lo aiutò nei momenti difficili. Pidocchi, malattie e forte  resistenza del nemico fiaccarono le truppe italiane. Vincenzo dopo la guerra è stato segretario della Scuola Media di Putignano.

Poldina, nel frattempo, si allontana dal camino per tornare con un piatto di paste fatte da lei e una bottiglia di rosolio di limone.

Aspettai il ’42, continua Domenico, ed approfittai di una circolare del Ministero della Guerra , che offriva la possibilità di una licenza premio di un mese per i militari che decidessero di sposarsi, per stare finalmente insieme.  Il  viaggio di nozze  lo fecero a Roma

Luciano Tajoli è stato

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