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Festa sociale per l’Ass. “mule del Carro di S Oronzo”

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L’Associazione Mule del Carro di S Oronzo,  Presidente Vito PALMISANO, ieri ha organizzato una cena  sociale, a cui hanno partecipano iscritti e simpatizzanti con le rispettive famiglie;  il numero cospicuo (circa 280)dei partecipanti è stato accolto nell’ampia salone delle feste di Villa Menelao.  Condotta dal showman Raffaele Valentini, la serata è stata animata in modo colorito e divertente soprattutto dalla cerimonia del  battesimo di nuovi “mulacchioni” che hanno indossato il collare della mula e, alla presenza di padrini galantuomini, hanno ricevuto l’unzione con foglie di alloro dal celebrante “Raffaele”.

Un’estrazione di una lotteria ha premiato alcuni partecipanti e di Nino Susca, dipendente comunale, mulacchione, è stata declamata la poesia :

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Beppe carradore – 2^ parte

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ruota-ferrataE’ un pomeriggio caldo, si deve “ferrare” la ruota, una grossa ruota. Il cerchio viene coperto di tavole e legname di risulta, mentre la ruota viene adagiata e fissata su un tavolo appositamente realizzato da Beppe. L’attesa è lunga perchè il ferro si deve riscaldare in modo uniforme e a giusta temperatura. Il resto lo affido alle immagini.

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Beppe Coppi moderno carradore

personaggi in

 (prima parte)

Gli anni 60 con l’affermarsi di mezzi di trasporto meccanici vedono scomparire dalla circolazione i traini e le sciarrette, che vengono abbandonati , venduti o distrutti; oggi nell’era dell’auto (35 milioni in circolazione), si  recupera un patrimonio e ci si compiace di tornare nei week end  a muoversi con mezzi trasportati da cavalli o mule.

A Turi, da alcuni anni, è viva la passione nuova o ereditata per gli animali e per i mezzi tradizionali di trasporto;  sono nate  l’Associazione “Turesi a cavallo” e l’Ass. mule del carro di S. Oronzo”;

Giuseppe Coppi - metalmeccanico carradore

Giuseppe Coppi - metalmeccanico carradore

Progettavo molte volte di conoscerlo ed ora l’ho incontrato nel suo  mondo, un nuovo capannone in via vecchia Sammichele;  ideatore dell’Officina meccanica “Tecno Mec Sud”, Giuseppe, detto Beppe, classe ’77 nato il primo giorno del Toro, un giovane imponente come un corazziere,  dall’animo semplice di un ragazzo, fortemente volitivo  e determinato, lo trovo nella sua officina a sagomare, con movimenti lesti  e ritmici, un ferro prima e un pezzo di rovere dopo, per un traino che sta costruendo. Sono pronte sul cavalletto le due “sdanghe” di acero che accoglieranno il resto.

Diplomato presso  l’ Istituto Tecnico  “ Marconi” di Bari, si è subito impegnato in lavori di metallurgia in aiuto ad agricoltori per i loro mezzi agricoli, guadagnandosi  l’appellativo di “inventore”; da 12 anni Beppe si dedica anche al recupero di antichi mezzi di trasporto; ha iniziato con sostituire alcuni pezzi di un  traine” o di una “sciarrètte” e poi si è messo  a costruirne alcuni di sana pianta; nell’EXPO 2009 facevano bella vista nel suo stand oltre a pregevoli modellini, una sciarretta  ed un traino.

                Ho ora la l’occasione di seguire in parte la creazione di un traino, che si muoverà il 1 maggio per una passeggiata organizzata dall’Ass. Turesi a cavallo.

Per costruire un traino era necessario un paio di mesi; ora due settimane sono sufficienti, grazie ai strumenti elettro-meccanici a disposizione del carradore. Un tornio, una pressa, oltre ad altri utensili sono di grande aiuto a Beppe che li usa con maestria e precisione. 

Sono  trascorsi molti decenni, da quando i “ trainiere” , conduttori di traini, lavoravano “a vetture per conto di commercianti o vecchi costruttori e solo molto raramente lavoravano in proprio; talvolta il pagamento era “a giornata”; alcuni si radunavano presso la locanda  di De Carolis Francesco, Ciccielle  spreposte, commerciante di vino; Vito Grazio “Ciaffone”, ricorda Tommaso Di Venere, per vent’anni ha fatto la vettura da Turi a Bari e poi suo figlio “Antoniucce“,  fino a quando non arrivò il camione di Gino Ferrante, tra i “trainiere” c’erano “Peppine Gagliarde“, Peppine Susca, che andava alla giornata ad “Anzidde Anzidde”;  io mi ricordo dei fratelli  Spada, “bacchettone”,che abitavano giù alle scale vicino a Iannine Perfide, venditrice di tessuti in via Vincenzo Orlandi 42. Il vino veniva trasportato in botti di legno “caratiedde”.  “U traìne” trasportava le mandorle, olive, uva in  tini ovali lunghi e stretti e anche persone.

carro-a-polignano 1960

S. Vito a Polignano 1960

Beppe, ora  lascia la lima che arrotondava la “manecèdette du palascione” e mi concede il  suo tempo per descrivermi le parti del carro: sdanche, lozze, scocchele, staffone, la grappe, i rèsce, la corona, la martelline, i sbranche de fierre, u barelotte,  la valanzone, u ciucce sono suoni che danno timbro ai pezzi citati.   Beppe torna alla sua “creatura” ed io mi congedo da lui e da Vito suo collaboratore, promettendo di tornare di nuovo per continuare un discorso appena cominciato.

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