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Afroditi di pietra

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Esposti nell’androne del Municipio, avvenenti volti femminili, dentro un corpo di marmo o di bronzo o di nuove amalgame artificiali,  si offrono ora, per l’ultima settimana di Agosto,  alla curiosità e all’attenzione del pubblico.

Ieri sera Annarita e Stefano Rossi alla presenza del Sindaco dott. V. Gigantelli, dell’arciprete don Giovanni Amodio e alcuni componenti dell’Amministrazione comunale, hanno ufficialmente aperto al pubblico alcune opere della loro collezione, in attesa, alcune di esse, di trovare degna collocazione nel Museo della Pietra.

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Stefanino Rossi e il suo giardino incantato

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nella bottega di Stefanino A Turi,  i Rossi si identificano, il più dei casi, come appartenenti ad una famiglia di edili, costruttori, scalpellini.

Stefano (amichevolmente Stefanino)  è figlio di Domenico e nipote di Vincenzo, che nel 1911 lascia dei segni di matita da muratore nella torre dell’orologio di S. Giovanni a testimoniare un lavoro felicemente concluso. Se vuoi incontrarlo, lo trovi nella sua bottega in via tenente Notarnicola a Turi. In questo laboratorio imbiancato, angusto per le tante opere compiute e altre in divenire, lui coltiva la sua passione e quella di alcuni giovani che vogliono apprendere l’arte della scultura. Appena mi vede, pur occupato ad intrattenere altri, mi invita ad entrare e, dopo essersi congedato da essi, mi porta nel suo “giardino incantato” a farmi ammirare le sue creature. Mi attira un volto di donna con i “capelli crespi rossicci“; lui subito mi spiega che è stata ricavata da una pietra del Brasile, utilizzata per abbellire i giardini. Il volto l’ha ricavato scavando nella pietra, “frullando”  il ricavato, impastandolo in un calco e, dopo averlo lavorato, riposizionandolo nell’incavo: un’opera di chirurgia plastica. Giro la testa e il campionario di volti s’affollano ai miei occhi incuriositi. Su un ballatoio, pietre tagliate per lunghezza sono appese ad un tubolare in sequenza; Stefanino li si avvicina e le percuote, facendole vibrare come lamelle di xilofono.

Una cornice di pietra circonda  un volto sofferto ma altero: è di Moro che sarà posizionato in una piazza a lui dedicata di Locorotondo. Mi presenta, poi, una sua allieva, un ingegnere di origine siciliana, innamorata dell’arte di Stefanino. Mi fa vedere il “progetto”: un motivo floreale, che immortalo con la mia Nikon coolpix.

Stefano Rossi riceve il “Premio Turi” nel dicembre 2001, come “maestro della pietra”, è cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, onorificenza conferita dal Presidente Ciampi, ha pubblicato due testi sulle tecniche di costruzione intitolati “Quando le case erano di pietra” sui Quaderni n. 5 anno 2002 e n. 6 anno 2003 sulle tracce del centro studi di Storia e cultura di Turi.

Ricopre la carica di Presidente della “Fondazione del Museo della Pietra” che ha lo scopo di fondare a Turi un museo della pietra e delle tecniche di lavorazione. Insegna scultura presso l’Università della terza età di Turi. copertina-rossi

Incoraggiato da amici incomincia a mostrare a tutti alcune sue opere; nell’agosto turese presso il chiostro delle clarisse e in piazza marchesale; nell’ottobre 2007, nella splendida cornice del castello federiciano di Gioia del Colle, espone e presenta il suo primo catalogo “la voce della Pietra” edito dalla tipografia Vito Radio.

“la pietra è eterna, ma ha bisogno di noi, del nostro amore perc esprimere bellezza, sfidare il tempo, divenire testimonianza…” (Stefano Rossi)

La sua passione diventi una pietra miliare della tenacia, della laboriosità, della capacità della gente di Turi. Il suo amore per il bello contagi molti altri.

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